È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge n. 66/2026 che disciplina il Piano casa del governo Meloni. Il testo definitivo, approvato con il via libera della Ragioneria, incorpora alcune modifiche intervenute dopo le tensioni emerse in Consiglio dei ministri tra i ministeri competenti, in particolare sul ruolo delle soprintendenze nella gestione degli interventi di edilizia residenziale pubblica e sociale.
La versione originaria approdata al Cdm prevedeva una riduzione dell’incidenza delle soprintendenze nelle procedure autorizzative, introducendo una procedura di segnalazione in luogo della richiesta formale di autorizzazione paesaggistica. Dopo le contestazioni il provvedimento è stato rivisto in sede tecnica: la corsia preferenziale per il commissario nelle autorizzazioni è stata eliminata e al suo posto è stata introdotta una conferenza di servizi semplificata.
Rimane confermata la prima parte dell’articolo 8, comma 1: gli interventi di ristrutturazione urbanistica, edilizia o di demolizione e ricostruzione potranno essere avviati mediante Segnalazione Certificata di Inizio Attività (Scia), senza necessità del permesso di costruire. È invece scomparsa la previsione che riduceva il ruolo della soprintendenza sostituendo l’autorizzazione paesaggistica con una semplice segnalazione.
Il nuovo comma 2 istituisce dunque una conferenza di servizi semplificata per gli interventi citati, che dovrà concludersi entro un termine massimo di quaranta giorni. Alla conferenza parteciperanno le amministrazioni preposte alla tutela ambientale, del patrimonio culturale, del paesaggio e della salute, le quali potranno motivatamente opporsi ai progetti. Di fatto viene esclusa la deroga generalizzata alle procedure autorizzative e vengono mantenuti i poteri di tutela degli enti competenti.
La scelta di non introdurre una procedura di natura emergenziale e più rapida per le autorizzazioni rischia di rallentare alcune operazioni di riqualificazione o di nuova edificazione «senza consumo di suolo». Procedure più lunghe possono tradursi in ritardi realizzativi e incidere sulla redditività economica dei progetti, con potenziali ripercussioni sugli investimenti privati. È probabile che il dibattito parlamentare, durante l’iter di conversione del decreto alla Camera, torni a concentrarsi su questi aspetti con tentativi di reinserire disposizioni più sburocratizzanti.
Un’altra modifica di rilievo riguarda il Fondo per la morosità incolpevole destinato alle case popolari, che subisce una riduzione significativa delle risorse. Il testo conferma 22 milioni di euro per il 2026, ma riduce drasticamente l’assegnazione per il 2027, che scende da 20 milioni previsti nella versione iniziale a 2 milioni.
Le coperture finanziarie resteranno un punto critico per l’attuazione del Piano casa, che dovrà integrarsi anche con i finanziamenti europei derivanti dalla rimodulazione del Pnrr. L’effettiva realizzazione degli interventi programmati sarà la prima prova di sostenibilità per il piano presentato dal governo.
In sintesi, il decreto pubblicato mantiene il proposito di accelerare alcune pratiche edilizie attraverso l’uso della Scia, ma ristabilisce ruoli e tutele delle amministrazioni competenti, eliminando le corsie preferenziali e intervenendo contestualmente sulla dotazione del Fondo per la morosità.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/piano-casa-gazzetta-ecco-cosa-cambia-ristrutturazioni-e-bonus-AI5uMKwC

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