Il decreto finale sul Piano casa conferma la riassegnazione di una parte consistente delle risorse destinate alla rigenerazione urbana verso il primo pilastro del programma, dedicato alle case popolari e all’edilizia residenziale sociale. Si tratta di una manovra che non è solo contabile: modifica la distribuzione territoriale dei finanziamenti e rischia di cambiare il tipo di interventi realizzabili.
Una quota rilevante delle risorse inserite nel provvedimento — 4,8 miliardi di euro, pari all’85% delle risorse attribuite al primo pilastro (escluso il fondo sociale per il clima) — sarà coperta ricollocando fondi già esistenti. Il Fondo per la rigenerazione urbana, istituito con la legge di Bilancio 2020, sarà in larga parte svuotato per alimentare la componente pubblica del programma per l’emergenza abitativa.
Il Fondo per la rigenerazione urbana, operativo dal 2021 e previsto nelle intenzioni originarie fino al 2034, assegnava contributi ai Comuni per interventi volti a ridurre fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale e a migliorare il decoro urbano e il tessuto sociale e ambientale. Si trattava spesso di progetti di piccola e media entità, distribuiti capillarmente sul territorio: in base a un Dpcm del 2021 i contributi potevano arrivare fino a 5 milioni di euro per Comuni con popolazione da 15mila a 49.999 abitanti, 10 milioni per Comuni da 50mila a 100mila abitanti e 20 milioni per Comuni con popolazione pari o superiore a 100mila abitanti e per i capoluoghi di provincia o sedi di Città metropolitana.
Nei finanziamenti per la rigenerazione figuravano interventi locali di vario tipo, come la riqualificazione del lungomare dei Ciclopi ad Acitrezza (Catania), la ristrutturazione della scuola elementare Marconi ad Afragola (Napoli), il recupero di un centro culturale in via Cafiero a Barletta e la realizzazione di un parcheggio in piazza della Repubblica a Campobasso. Si trattava di lavori di «rammendo» del territorio spesso ritenuti essenziali dagli amministratori locali.
Con la rimodulazione contenuta nel decreto, quelle risorse vengono riconvertite e la dotazione del Fondo per la rigenerazione viene ridotta: il periodo di vita previsto del fondo si accorcia, passando dall’orizzonte iniziale fino al 2034 a una durata inferiore, riducendo sostanzialmente la disponibilità nel lungo periodo. Quasi cinque miliardi di euro, da qui al 2034, saranno riallocati e assegnati in base a criteri fissati da un nuovo provvedimento e tramite «uno o più avvisi», in deroga ai principi originari del Fondo per la rigenerazione.
I fondi riallocati serviranno a finanziare due ambiti principali legati all’emergenza abitativa: il ripristino delle case popolari inagibili per carenza di manutenzione e il recupero di immobili destinati all’edilizia sociale, ovvero la conversione di immobili pubblici in alloggi di social housing. Queste destinazioni, per caratteristiche e volumi d’intervento, tenderanno a privilegiare investimenti di maggiore entità e saranno per lo più concentrati nelle grandi città e nelle regioni del Centro Nord, con il rischio di ridurre la presenza di interventi diffusi e di piccolo taglio nei territori meno popolosi.
La scelta rappresenta dunque un ripensamento delle priorità tra interventi capillari di rigenerazione urbana e interventi strutturali per l’emergenza abitativa, con impatti concreti sulla capacità dei Comuni più piccoli di ottenere finanziamenti per lavori locali e sulla distribuzione territoriale delle risorse pubbliche.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/dirottati-piano-48-miliardi-euro-rigenerazione-AIvLeexC

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