Durante un recente congresso con i sindaci europei, Ursula von der Leyen ha sottolineato l’importanza di focalizzarsi sulle città e sulle comunità per affrontare la transizione, promettendo una nuova Agenda UE dedicata alle città. Questo impegno solleva una domanda fondamentale: il bilancio post-2027 supporterà questa priorità o la considererà un’opzione?
La politica di coesione rimane lo strumento principale dell’ Unione Europea per ridurre i divari territoriali e favorire uno sviluppo armonioso. Negli ultimi cicli, si è assistito ad un graduale rafforzamento della dimensione urbana: i finanziamenti forniti dagli Stati membri sono cresciuti da 17 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 a 24,4 miliardi di euro nel periodo 2021-2027 tramite i Fondi Europei di Sviluppo Regionale (FESR).
Tuttavia, l’importante non è solo la quantità dei finanziamenti impegnati, ma soprattutto come essi vengono utilizzati in maniera efficace. Lo studio ESPON URDICO ha condotto un’analisi comparata, focalizzandosi su otto città europee (Budapest, Firenze, Gand, Praga, Rotterdam, Strasburgo, Valencia e Varsavia). Risultati e conclusioni evidenziano l’importanza dei ruoli, degli strumenti e delle capacità nella governance urbana.
L’esperienza italiana con programmi come PON Metro e PN Metro Plus e città Medie Sud evidenzia come un’organizzazione stabile e una governance multilivello possano favorire interventi integrati e coerenti con le necessità locali. Firenze, ad esempio, dimostra come una struttura urbana ben definita eviti l’isolamento dei progetti e favorisca la coesione con meccanismi coordinati e capacità amministrative rafforzate.
Le città di Praga e Varsavia, a loro volta, mostrano l’importanza di considerare le aree funzionali anziché competere con altri territori. Gli investimenti territoriali Integrati (ITI) svolgono un ruolo strategico nel promuovere la cooperazione tra città limitrofe e nel rafforzare l’ integrazione territoriale.
Il caso Rotterdam si distingue per l’efficace direttrice verso bisogni complessi, mentre Budapest evidenzia gli svantaggi di un sistema centralizzato che limita le città ad un ruolo esecutivo.
Approcci più orientati alla performance potrebbero favorire una migliore utilizzazione dei fondi UE, ma solo se incentrati sui risultati territoriali anziché su adempimenti burocratici nazionali.
La costruzione di un’architettura finanziaria più centralizzata, senza un chiaro supporto e ruolo per le città, potrebbe indebolire l’integrazione urbana. È cruciale conferire alla dimensione urbana una priorità definita, annullando il rischio di renderla opzionale e subordinata alle decisioni nazionali.
I sindaci delle principali città europee, tramite Eurocities, esprimono preoccupazione a Bruxelles verso questa possibile deriva. La programmazione futura dovrà consolidare i successi passati, misurando i risultati a partire dai territori.
I dati del progetto URDICO forniscono un quadro chiaro delle risorse destinate alle città considerate, evidenziando le differenze nella distribuzione e comprensione dei fondi della politica di coesione.

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