Da Palazzo Madama via libera alla prima lettura del premierato. Domani a Montecitorio dovrebbe arrivare l’ok definitivo all’ autonomia differenziata. Diventa serrata la marcia della maggioranza sulle riforme istituzionali. ”Avanti per rispettare gli impegni presi con gli elettori, l’obiettivo è modernizzare la democrazia italiana”, affermano Fdi, Forza Italia e Lega. Sull’altro fronte, dopo gli scontri della scorsa settimana alla Camera (costati la sospensione a 11 deputati tra Lega, Fdi, M5s e Pd), la protesta dell’opposizione si è invece spostata in Piazza Santi Apostoli a Roma dove tutti – tranne Italia Viva e Azione – si sono ritrovati contro le riforme del centrodestra. Una sfida nella sfida, in cui il cosiddetto ”campo largo” si misura in una sorta di esordio verso la costruzione dell’alternativa di governo. Contestualmente, 180 costituzionalisti hanno firmato un appello in cui si schierano con Liliana Segre e denunciano i possibili pericoli di questa riforma.
Dunque, il premierato ha passato il primo esame in Aula. L’iter era iniziato a novembre in commissione, con il ”patrocinio” della Ministra Casellati. La scorsa settimana il Senato aveva approvato diverse norme legate al premierato. Tra queste l’articolo centrale della riforma, il numero 5, con l’elezione diretta del premier: “Il Presidente del Consiglio è eletto a suffragio universale e diretto per cinque anni, per non più di due legislature consecutive, elevate a tre qualora nelle precedenti abbia ricoperto l’incarico per un periodo inferiore a sette anni e sei mesi. Le elezioni delle Camere e del Presidente del Consiglio hanno luogo contestualmente. La legge disciplina il sistema per l’elezione delle Camere e del Presidente del Consiglio, assegnando un premio su base nazionale che garantisca una maggioranza dei seggi in ciascuna delle Camere alle liste e ai candidati collegati al Presidente del Consiglio, nel rispetto del principio di rappresentatività e di tutela delle minoranze linguistiche. Il Presidente del Consiglio è eletto nella Camera nella quale ha presentato la candidatura”. L’articolo 7 contiene il secondo pilastro della riforma, con la regolamentazione delle crisi di governo, compreso il potere del premier eletto di ottenere lo scioglimento delle Camere dal Presidente della Repubblica. L’articolo 8, con le norme transitorie, subordina l’entrata in vigore della riforma all’approvazione della legge elettorale attuativa. Il primo comma delle norme transitorie precisa che restano in carica i senatori di nomina presidenziale attualmente in Senato. Il secondo comma afferma che la riforma del premierato “si applica a decorrere dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successivi alla data di entrata in vigore della disciplina per l’elezione del Presidente del Consiglio dei ministri e delle Camere”.
La maggioranza va avanti anche sulla riforma della giustizia, bandiera soprattutto di Forza Italia. Sprint, infatti, in commissione alla Camera sul ddl Nordio che contiene l’abolizione dell’abuso di ufficio e che ha tra i suoi punti principali anche un ridimensionamento del perimetro del traffico di influenze illecite e un giro di vite sulla pubblicazione delle intercettazioni. Il testo, varato in Consiglio dei ministri oltre un anno fa, ha avuto il via libera del Senato nel febbraio scorso e l’esame in commissione era fermo da metà maggio. Ora è ripreso e l’approdo in Aula è previsto per lunedì prossimo.

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