Era il secolo scorso (ma la storia non si deve mai dimenticare ed addirittura costituisce un punto di riferimento) quando c’era un’Italia diversa ma con passioni e spesso divisioni più ben definibili delle attuali e con radici diverse. In politica c’era la Dc o il Pci e una della prime cose che veniva in mente conoscendo una persona era se era comunista o democristiano, essendo questi gli assi portanti della politica nostrana. E chi scrive, cioè io, giornalista di molti settori ma quasi mai di calcio, chiamato a scrivere un pezzo di costume sul derby che ci sarebbe stato di li a poco all’ombra della Lanterna tra Genoa e Sampdoria, le due squadre della città, decisi di iniziare il pezzo, essendo poco competente di schemi di gioco o tattiche sul rettangolo di gioco, buttandola sul tifo forte ed evidente che c’era in città. Così in esordio scrissi: “A Genova non ti chiedono se sei democristiano e comunista ma se sei Genoano a Sampdoriano”. Tanto era accesa la contrapposizione di fede calcistica definita sulle opposte sponde del Bisagno, torrente maximo della città che la percorre dall’estremo Nord Est al mare. Chiamato oggi ad un pezzo non calcistico, non di derby, con le squadre tra l’altro in Serie diverse, ricordo con un sorriso quel passato e scrivo, invece, del progetto di uno stadio al posto dell’attuale Ferraris (cognome di un campione di altri tempi in rossoblù) che, in questo caso, appare mettere assieme entrambe le squadre e le tifoserie. L’ipotesi è di un ampio restyling della struttura in ambito ed attesa degli Europei del 2032. Un investimento poderoso per il quale la previsione di spesa si attesta sui 100 milioni di euro con relativo progetto sul quale pareva ci fosse un rapido accordo circa l’affidamento in progetto condiviso affidato a Genoa e Sampdoria in questo caso alleate. Fatto raro che invece, per ora, resta sulla carta anche se le due società hanno manifestato piena e totale disponibilità a essere attori e protagonisti dell’operazione. Però c’è un problema: i dettagli operativo dell’iniziativa che non ha convinto le due squadre che ne vogliono sapere di più. Il Comune pare abbia raccolto il guanto di sfida e abbia già messo al lavoro i suoi tecnici per mettere nero su bianco i dettagli dell’intervento per presentarli alle due società sportive calcistiche di Genova. Che dovrebbero costituire un’apposita società con la finalità di rilevare il Luigi Ferraris finanziando la ristrutturazione. E dal momento che il calcio nel capoluogo ligure è assai seguito e che avere due squadre significa attrarre persone in città, vista la valenza anche economica che lo sport e il pallone in particolare hanno in generale nel nostro Paese. Intervento quindi con valenza che va oltre la passione ma anche, almeno al momento, situazione ancora confusa e che deve tenere conto della date, visto che realizzare o ristrutturare uno stadio implica lavori non certo di breve durata. Con l’auspicio che a gestire la struttura sia Genova perché potrebbero esserci appetiti extra città per mettere le mani sul Ferraris.

Maggiori approfondimenti: http://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/stadio-luigi-ferraris-un-restyling-da-100-milioni-1.3276221

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