riconoscimento facciale e posto di lavoro non vanno a braccetto. Almeno per quanto riguarda la rilevazione delle presenze. Infatti, secondo quanto disposto dal Garante della privacy recentemente, ”il riconoscimento facciale per controllare le presenze sul posto di lavoro viola la privacy dei dipendenti”. Perché non esiste al momento alcuna norma che consenta l’uso di dati biometrici per svolgere una tale attività. Per questo motivo il Garante della privacy ha sanzionato cinque società, impegnate a vario titolo presso lo stesso sito di smaltimento dei rifiuti (con una entità che varia dai 70 mila ai 2 mila euro) per aver trattato in modo illecito i dati biometrici di un numero elevato di lavoratori. L’Autorità, che informa di essere intervenuta a seguito dei reclami di diversi dipendenti, ha anche evidenziato i particolari rischi per i diritti dei lavoratori connessi all’uso dei sistemi di riconoscimento facciale, alla luce delle norme e delle garanzie previste sia nell’ordinamento nazionale che in quello europeo. Dall’attività ispettiva del Garante, svolta in collaborazione con il Nucleo speciale privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza, sono emerse anche ulteriori violazioni da parte delle società. In particolare l’Autorità ha accertato che ”tre aziende avevano condiviso per più di un anno lo stesso sistema di rilevazione biometrica, oltretutto senza aver adottato misure tecniche e di sicurezza adeguate”. Il sistema illecito era utilizzato in altre nove sedi dove operava una delle società sanzionate. Le aziende non avevano ”fornito una informativa chiara e dettagliata ai lavoratori né avevano effettuato la valutazione d’impatto prevista dalla normativa privacy”. Inoltre le stesse imprese avrebbero dovuto più opportunamente ”utilizzare sistemi meno invasivi per controllare la presenza dei propri dipendenti e collaboratori sul luogo di lavoro (come ad esempio il badge)”. Oltre al pagamento delle sanzioni il Garante ha ordinato la cancellazione dei dati raccolti illecitamente. Un caso che farà scuola per ”governare” l’applicazione delle tecnologie al mondo del lavoro. Anche a livello europeo c’è fermento. Nel suo primo rapporto sul razzismo nelle forze di polizia, l’Agenzia dell’Ue per i diritti fondamentali lancia un allarme sull’uso delle nuove tecnologie, tra cui il profiling algoritmico, il riconoscimento facciale e la polizia predittiva, per individuare o prevenire le attività criminali. In molti Stati membri tra cui Polonia, Ungheria, Austria, Paesi Bassi e Finlandia, la polizia ha introdotto tecnologie di riconoscimento facciale a livello nazionale o in aree come gli aeroporti o le frontiere. In Spagna, le forze di polizia stanno valutando la tecnologia, mentre in Francia e Germania la stanno testando. L’orientamento europeo rispetto all’uso del riconoscimento facciale e dell’uso dell’IA per la polizia predittiva è rigoroso e pronto al divieto.

Maggiori approfondimenti: http://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/riconoscimento-facciale-e-ia-predittiva-guardia-alta-su-lavoro-e-forze-di-sicurezza-1.3275475

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