Oreficeria di Valenza. E poi macchine agricole dell’Emilia-Romagna, i vini del bresciano, la gomma del Sebino Bergamasco. Nell’analisi 2023 di Intesa Sanpaolo sono i distretti migliori in Italia per performance, crescita e redditività. Dati che spiccano all’interno di un quadro che è comunque mediamente positivo, nonostante tutto. L’analisi dei bilanci di quasi 21mila imprese evidenzia infatti nel 2023 ancora un piccolo progresso del fatturato a valori correnti (+0,8%), dopo il balzo registrato nel biennio 2021-22. Il che significa che rispetto ai livelli pre-Covid il sistema si trova con un livello di vendite del 20% superiore. Performance positiva e superiore a quella delle imprese non distrettuali, con risultati ai vertici europei per 14 dei 19 settori analizzati. Tutti i settori mostrano valori del fatturato maggiori rispetto a quelli del 2019 anche se spiccano, in particolare, i distretti specializzati nella meccanica e nell’agro-alimentare che anche nel 2023 hanno registrato una buona crescita del fatturato, grazie alle performance ottenute sui mercati internazionali (+7,9% e +4,5% rispettivamente la crescita dell’ export). Nel 2023 l’ export distrettuale è rimasto sostanzialmente stabile, confermando i livelli record toccati nel 2022 quando per la prima volta si era superata di slancio la quota dei 150 miliardi di euro esportati. Tenuta realizzata superando la debolezza del mercato tedesco e cogliendo le opportunità di crescita presenti in altri mercati, come ad esempio, la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti, il Messico, l’Arabia Saudita, la Cina. «I dati – spiega il chief economist di Intesa Sanpaolo Gregorio De Felice – evidenziano una risalita importante della produttività così come tassi di innovazione e brevetti più elevati rispetto alle aree non distrettuali. E come si vede dalle analisi, esiste una relazione diretta tra crescite dei ricavi e tassi di innovazione, certificazioni ambientali e di qualità. Se i progressi del 2023 e del 2024 in termini di export paiono limitati, si deve tenere conto di un momento di crescita limitata per l’intero commercio internazionale, all’interno del quale il sistema Italia si sta ben comportando». Nel 2023, infatti, l’avanzo commerciale dei distretti è salito di altri 4,4 miliardi di euro (+4,8%), toccando la quota record di 94,3 miliardi. Le attese per il biennio in corso sono ancora positive, pur con le cautele segnalate: è previsto un aumento del fatturato a prezzi correnti delle imprese distrettuali pari all’1,1% nel 2024 e del +2% nel 2025. Ancora in evidenza, secondo gli analisti, agro-alimentare e meccanica. Il primo settore potrà contare su un potenziale di crescita inespresso sui mercati internazionali. Il secondo beneficerà della maggior domanda di beni di investimento attivata dalla transizione digitale e green. Aziende che nel tempo hanno proseguito il processo di rafforzamento patrimoniale: il patrimonio netto in rapporto al passivo è salito sopra la soglia del 30%, poco oltre i valori osservati al di fuori dei distretti. Percentuale, questa, che partiva dal 16% nel triennio 1998-2000 e che dunque ora è quasi raddoppiata. In crescita sono anche gli investimenti delle imprese distrettuali diretti a efficientare i processi produttivi e a potenziare l’autoproduzione di energia. Evidenza che emerge dall’indagine condotta a novembre-dicembre sulla rete di gestori di Intesa Sanpaolo. Resta dunque alta l’attenzione ai costi energetici, anche perché, nonostante il rientro parziale delle quotazioni, il quadro resta caratterizzato da incertezza e volatilità. L’analisi delle bollette energetiche evidenzia che un quarto delle imprese distrettuali tra il 2019 e il 2023 è riuscito a contenere al 4% l’aumento dei pagamenti alle utility energetiche. Si tratta molto probabilmente delle aziende più attive sul fronte delle rinnovabili e dell’efficientamento dei processi produttivi. Altro fattore critico è la doppia transizione green e digitale , che è e sarà il principale driver degli investimenti in Italia e nei distretti industriali. Una spinta importante potrà venire dagli incentivi a favore di Transizione 5.0, che complessivamente prevedono circa 13 miliardi di euro di crediti d’imposta. Le imprese con investimenti 4.0, evidenzia una ricerca svolta si aziende dell’Emilia-Romagna e delle Marche, ottengono rispetto al resto dell’universo vantaggi importanti in termini sia di crescita (+32,5% l’aumento del fatturato tra il 2019 e il 2022, una percentuale doppia rispetto a quelle “non 4.0”) sia di produttività (pari nel 2022 a 76 mila euro vs 60 mila euro). «Un’analisi così approfondita sui bilanci – commenta il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, ci consente di comprendere appieno il funzionamento del sistema economico e i suoi cambiamenti. E guardando i numeri si vede come siano proprio i distretti a guidare gli aspetti positivi del cambiamento. Anche le banche possono aiutare; se il Pnrr ha messo a disposizione del Paese circa 200 miliardi, Intesa Sanpaolo nello stesso periodo dedica al sistema delle imprese una massa di prestiti di 410 miliardi. Un sostegno che non è però solo finanziario ma che si allarga ad una consulenza ad ampio raggio, per comprendere ad esempio in che modo i cambiamenti normativi impattino sui singoli business aziendali». Il quadro macro resta moderatamente positivo e l’ipotesi base è sempre quella di un taglio dei tassi della Bce a giugno, in anticipo rispetto alle scelte della Fed. «Le nuove criticità in Medio Oriente non aiutano – spiega ancora De Felice – ma al momento la situazione sembra non in grado di generare tensioni immediate sui prezzi del greggio e delle materie prime. Resta naturalmente una grande incertezza sull’evoluzione futura ma al momento lo scenario base, che resta il più probabile, è quello di un progressivo miglioramento delle variabili, di una discesa dell’inflazione e una conseguente riduzione dei tassi».

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/produttivita-e-innovazione-la-corsa-distretti-oltre-pre-covid-AFgiIbWD

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