Nel cuore della notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, un terremoto violento sconvolse L’Aquila e i dintorni, causando la perdita di 309 vite e oltre 1.600 feriti. Da allora, ogni aspetto della quotidianità è stato ridefinito. Le conseguenze economiche, sociali e lavorative hanno plasmato un nuovo stile di vita per gli abitanti. Conquiste ha intervistato Angelo Petricone, il dirigente della Filca del L’Aquila e provincia, per fare il punto sulla ricostruzione della città.

A distanza di 15 anni dall’evento sismico che ha scosso l’intera città, in che stato si trova attualmente la ricostruzione del L’Aquila?

Pur essendo trascorsi 15 anni dall’evento sismico del 2009, L’Aquila si trova ancora ad affrontare sfide significative nella ricostruzione e nel ripristino delle zone colpite. Molte infrastrutture pubbliche e residenze private sono state ripristinate, ma esistono ancora numerose strutture in cattive condizioni o in attesa di essere ricostruite. Nonostante ciò, sono stati compiuti progressi tangibili e la città è determinata a riprendersi integralmente da quella catastrofe. Le attività di ricostruzione hanno mostrato una varietà di approcci, con notevoli differenze tra la ricostruzione privata e quella pubblica, nonché tra le diverse aree della regione con velocità e priorità di intervento variabili. Mentre il centro del L’Aquila vanta circa il 75% dei cantieri ultimati con prospettive ottimistiche di completamento entro due anni, molte frazioni del Comune restano ancora indietro, specialmente zone come Onna, quasi completamente rasa al suolo, insieme ad altri centri della Valle Peligna e della Marsica, che presentano solo un 55% di avanzamento nei lavori. Le attività si sono focalizzate principalmente sulla ricostruzione privata, lasciando quella pubblica con un tasso di realizzazione inferiore al 40% delle stime previste. Per essere più precisi, sono stati completati 13.716 cantieri, di cui 9.419 privati e 4.297 pubblici.

Dunque, mentre la ricostruzione privata procede velocemente, quella pubblica è in ritardo. Ciò è dovuto a iniziative che non partono, imprese che falliscono, lavori sospesi o ritardati. Quali sono le cause di tutto ciò?

La lentezza burocratica, in particolare nell’approvazione dei progetti, è una delle principali ragioni del rallentamento della ricostruzione pubblica. Spesso i progetti pubblici devono affrontare una serie di passaggi decisionali e controlli burocratici, che rallentano significativamente il processo di ricostruzione. Inoltre, i problemi di finanziamento legati alle erogazioni pubbliche risultano più complessi rispetto ai finanziamenti privati. L’efficienza ha spesso influenzato negativamente gli appalti pubblici, generando ritardi e difficoltà nell’esecuzione dei lavori. Gli imprevisti durante le fasi di ricostruzione, come la scoperta di reperti artistici, problemi ambientali o geologici, richiedono risorse aggiuntive e un maggiore impegno temporale per essere gestiti. Infine, episodi di malversazione possono contribuire al ritardo generale. Alla fine, il rallentamento nella ricostruzione pubblica è il risultato di una combinazione di fattori che includono mancanza di finanziamenti, inefficienza e la complessità nel ripristino di un patrimonio pubblico di rilevanza storico-artistica.

Un discorso a parte riguarda le istituzioni scolastiche. In che condizioni si trovano attualmente?

Dopo il terremoto del L’Aquila, il settore scolastico è stato gravemente compromesso. Molti edifici sono stati danneggiati o distrutti, costringendo studenti e docenti a trasferirsi in strutture temporanee. La ricostruzione delle scuole è un processo lungo e complesso, caratterizzato da molte sfide. Tuttavia, nel corso degli anni, alcune scuole sono state ricostruite e riaperte, raggiungendo un tasso di completamento degli edifici scolastici del 58%, offrendo così ai numerosi studenti un ambiente di studio sicuro e adeguato.

Quale è stato il ruolo del sindacato in questo percorso e in che modo siete ancora solidali con cittadini e lavoratori?

Il sindacato ha giocato un ruolo cruciale dopo il sisma, supportando cittadini e lavoratori nella ricostruzione e nella difesa dei propri diritti. Nel corso degli anni, sono stati stipulati diversi accordi con l’obiettivo di garantire legalità e sicurezza nei cantieri, collaborando strettamente con istituzioni e imprese per creare condizioni di lavoro soddisfacenti e conformi alla normativa vigente. Attraverso la collaborazione attiva della categoria, un osservatorio è stato istituito per consentire un confronto tra enti e istituzioni direttamente coinvolti nella ricostruzione, fornendo dati essenziali per analizzare le criticità del settore. Gli ispezionamenti sulle aree di lavoro mirano a garantire il rispetto delle normative sulla sicurezza, l’applicazione corretta dei contratti e la protezione dei lavoratori da abusi potenziali. Grazie a queste azioni, casi di sfruttamento e violazioni dei diritti dei lavoratori sono stati denunciati, contribuendo a creare condizioni di lavoro dignitose e rispettose della legge. Il sindacato è impegnato a sostegno dei cittadini e dei lavoratori del L’Aquila e delle zone colpite dal terremoto, promuovendo iniziative di solidarietà e supporto per favorire la piena ripresa delle comunità e proteggere i diritti dei lavoratori. La battaglia per un lavoro dignitoso e sicuro per tutti è un impegno costante, al fine di difendere i diritti di coloro che si trovano in situazioni di difficoltà o sfruttamento.

Infine, quali sono le richieste che rivolgete al Governo e alla Regione per accelerare e rispettare i tempi della ricostruzione?

E’ fondamentale che la Regione e il Governo assegnino maggiori risorse finanziarie per completare rapidamente i lavori e semplificare le procedure burocratiche e amministrative necessarie per avviare e portare a termine i progetti di ricostruzione. Inoltre, occorre evitare che il subappalto comprometta sicurezza e qualità dei materiali e della manodopera. La collaborazione con imprese ed enti competenti è essenziale per garantire la qualità e la sicurezza delle nuove costruzioni, evitando errori del passato, monitorando costantemente lo stato di avanzamento dei lavori e intervenendo prontamente in caso di ritardi o problemi. Coinvolgere attivamente le comunità locali e i residenti nella progettazione e nell’attuazione dei progetti di ricostruzione è un’altra priorità per assicurare il rispetto delle esigenze e delle priorità delle persone coinvolte. Infine, valorizzare l’esperienza e le buone pratiche degli enti bilaterali, delle casse edili, delle scuole edili e dei comitati paritetici territoriali può contribuire notevolmente alla prevenzione e al controllo dei cantieri, soprattutto in previsione di una fase espansiva di ricostruzione delle opere pubbliche e dell’aumento della necessità di manodopera altamente qualificata.

Maggiori approfondimenti: http://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/l-aquila-a-15-anni-dal-terremoto-tra-cantieri-e-ricostruzione-1.3272404

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