Secondo fonti industriali autorevoli, il ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) ha intensificato i colloqui con un potenziale nuovo protagonista nel settore automobilistico. La novità thrilling è che i contatti più solidi sembrano esserci con la Tesla di Elon Musk, per un’eventuale produzione di camion e furgoni elettrici, una linea che è ancora in fase di progettazione, anziché di automobili. Il dialogo tra le parti è in corso dall’estate scorsa, in parallelo con le trattative avviate con tre produttori cinesi, sempre in vista di possibili investimenti nel settore dell’elettrico: Byd, Great Wall Motors e Chery Automobile. In particolare, le discussioni con quest’ultimo sembrano aver raggiunto uno stadio più avanzato nell’ultimo mese, dopo una serie di sopralluoghi in ex aree industriali del Sud proposte come possibili sedi da funzionari del Mimit. Le interpretazioni su queste indagini in corso non sono univoche. In questa fase critica, con il Governo che sta negoziando con Stellantis per portare la produzione in Italia a 1 milione di veicoli (inclusi auto e veicoli commerciali), ogni voce che trapela può avere un doppio significato. Il timore di una produzione cinese in Italia, che, come ha precisato Tavares in un’intervista al Sole 24 Ore, potrebbe ridursi a un semplice assemblaggio con fornitori cinesi, potrebbe indirettamente influenzare i negoziati con Stellantis, ma anche con Tesla, nel contesto della geopolitica industriale, visto che quest’ultima è impegnata in una serrata competizione con i produttori cinesi per la leadership nell’ambito dei veicoli elettrici. Il titolare del Mimit, Adolfo Urso, ha risposto ai dubbi sollevati da Tavares riguardo al rischio che l’ingresso di un nuovo produttore in Italia (con riferimento ai competitor cinesi) possa solo frammentare il mercato senza portare effettivi incrementi di produzione. Per Urso, la monocultura automobilistica italiana rappresenta una negativa eccezione, in un contesto in cui ad esempio la Germania conta sei produttori d’auto (oltre a quelli di furgoni), la Francia 4, la Spagna 7, la Repubblica Ceca 3, e l’Ungheria 4, destinati a salire a 5 con Byd. La coesistenza di almeno due costruttori, come evidenziato in un’audizione alla Camera dal ministro a febbraio, è il modo migliore per garantire la tenuta del settore nazionale della componentistica, già duramente colpito dalla riduzione dei componenti nei modelli elettrici rispetto a quelli tradizionali a motore termico. Il ministero delle Imprese, che a partire dal 2 aprile avvierà i colloqui sul futuro dei singoli stabilimenti produttivi di Stellantis, si è prefissato un obiettivo ambizioso: 1,3 milioni di veicoli da produrre in Italia, di cui 1 milione provenienti dagli impianti del gruppo di Tavares e 300.000 da un nuovo produttore, a condizione ovviamente che la trattativa si concretizzi in un accordo.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/tesla-trattativa-il-governo-un-sito-furgoni-e-camion-AFH9ZTCD

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