Potrebbe essere un momento cruciale per l’equità nell’assistenza sanitaria tra le regioni italiane, in un contesto già segnato da gravi criticità nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La Fondazione Gimbe ha sottolineato l’importanza del DdL Calderoli sull’autonomia differenziata, approvato al Senato e attualmente in fase di discussione alla Camera. Il recente report pubblicato da Gimbe si concentra sull’analisi dell’impact del testo del DdL e sulle possibili implicazioni delle maggiori autonomie richieste dalle Regioni per la tutela della salute. Secondo le analisi condotte dalla Fondazione, dal 2010 si sono registrati significativi divari nel settore sanitario tra il Nord e il Sud del Paese, sollevando gravi preoccupazioni riguardo all’accesso equo alle cure.
Durante il decennio 2010-2019, nessuna regione del Sud si è posizionata nelle prime 10 posizioni per adempiere ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), mentre le tre regioni che hanno chiesto maggiore autonomia si collocano tra le prime cinque in classifica. La situazione non è cambiata con l’introduzione del Nuovo sistema di garanzia al posto della griglia LEA, evidenziando che le Regioni del Sud continuano a essere in ritardo rispetto al resto del Paese.
Nel 2022, nonostante un’ aspettativa di vita media nazionale di 82,6 anni, ci sono notevoli differenze regionali, con la Provincia autonoma di Trento che raggiunge gli 84,2 anni e la Campania solo 81 anni. Tutte e 8 le regioni del Mezzogiorno presentano un’ aspettativa di vita inferiore alla media nazionale, segno indiretto della scarsa qualità dei servizi sanitari regionali.
La tendenza alla mobilità sanitaria dal Sud al Nord continua a crescere, con un saldo negativo importante per le regioni del Sud. Le richieste di maggiori autonomie provengono proprio dalle regioni con performance sanitarie più elevate e maggior attrattività, il che potrebbe portare a ulteriori disuguaglianze. La situazione economica delle regioni, sia del Nord che del Sud, impone tagli ai servizi o aumenti delle tasse per evitare piani di rientro.
Il gap Nord-Sud nel settore sanitario rappresenta una frattura strutturale che mina la qualità dell’assistenza, l’equità nell’ accesso alle cure e l’ aspettativa di vita, favorendo una massiccia mobilità sanitaria dal Sud al Nord. L’autonomia differenziata potrebbe intensificare ulteriormente le disuguaglianze regionali, impoverendo il Mezzogiorno. Senza un impegno per garantire un finanziamento equo e uniforme dei servizi sanitari su tutto il territorio nazionale, sarà difficile ridurre le disparità tra le Regioni.

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