Papa Leone ha scelto Assisi, città natale di San Francesco, per rivolgersi ai giovani invitandoli a non fuggire dai problemi né tradire gli impegni, e a non aver paura del “per sempre”. All’atterraggio nel campo sportivo di Santa Maria degli Angeli il Pontefice è stato accolto dalle autorità locali: mons. Felice Accrocca, arcivescovo di Assisi; Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri; Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria; Francesco Zito, prefetto di Perugia; il sindaco di Assisi Valter Stoppini e Massimiliano Presciutti, presidente della Provincia di Perugia.
Nel suo intervento il Papa ha richiamato la trasformazione della stabilità sociale: un tempo intere generazioni sperimentavano solo cambiamenti minimi nell’arco della vita e tutto appariva regolato e predeterminato. “Allora la testimonianza della Chiesa invitava a non adagiarsi in un destino già scritto, a discernere il valore di ogni singolo gesto in rapporto all’eternità”, ha detto. Oggi, ha proseguito, una lettura spesso confusa della libertà genera l’illusione che la vita non si debba mai risolvere una volta per tutte, mentre il rapido mutamento del contesto e dei modi di essere accresce paura e rischio di smarrimento. In questo scenario, ha sottolineato il Papa, «il coraggio di compiere una scelta definitiva è forse l’atto più rivoluzionario».
Rispondendo all’esigenza di contrastare la cultura del provvisorio, il Pontefice ha affermato che «decidere per sempre non ci rinchiude in una gabbia, ma ci apre a un dinamismo più grande. Amare è un esodo, una strada da scoprire». Rivolgendosi ai giovani presenti, ha poi rilanciato un appello di portata europea e internazionale: «Cari giovani, oggi l’Europa e il mondo intero cercano in voi nuovi santi: osate credere nella parola del Vangelo, diventate umani con la libertà di Gesù Cristo, abbracciate sorella povertà! Il titolo del vostro incontro ‘Go!’ è una missione, un invio su strade di cui non abbiamo le mappe, perché si aprono ascoltando il cuore. Go! Andate! Meglio ancora: andiamo! Let’s go! Ai margini, dove l’ingiustizia e la prepotenza di pochi negano la dignità e i sogni di molti, di troppi figli e figlie di Dio».
Il Papa ha esortato i giovani a votarsi alla «civiltà dell'amore», mettendo a frutto le risorse personali — studi, competenze, lavoro, amicizie, amore e preghiera — per attualizzare la visione di Francesco in modi concreti e diversi. Le sue parole hanno trovato forte risonanza tra i ragazzi presenti, che hanno definito la presenza del Pontefice non come una semplice visita, ma «un abbraccio che ci raggiunge personalmente» e un incoraggiamento a scegliere il bene e a credere nella capacità del Vangelo di trasformare i cuori.
Un giovane intervenuto ha richiamato la difficoltà della frammentazione e della solitudine che molte volte caratterizzano l’esperienza giovanile, ma ha anche evidenziato come l’incontro ad Assisi, e in particolare l’esperienza alla Porziuncola dove San Francesco fece della propria vita una risposta totale all’amore di Dio, abbiano offerto una testimonianza viva di fraternità. «La nostra unità non nasce da ciò che abbiamo in comune, ma da una Persona: Gesù Cristo. In Lui nessuno è straniero, nessuno è escluso», ha ricordato.
Riferendosi all’opera e alla figura di papa Francesco, scomparso lo scorso anno, Leone ha richiamato l’esempio del Pontefice precedente: ispirandosi al Poverello di Assisi, papa Francesco aveva messo in guardia dalla tentazione di mantenere una prudente distanza dalle piaghe del Signore. «Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano», ha detto il Papa.
Conclude il suo discorso ricordando la forza rivoluzionaria del carisma di San Francesco, la cui magnifica umanità lo spinse ad abbandonare strade già tracciate per aprirne di nuove e più coerenti, anche in una città storicamente cristiana come Assisi.
La giornata è stata così un richiamo forte alla responsabilità personale e comunitaria, alla capacità dei giovani di farsi protagonisti di scelte definitive e coraggiose, radicate nella testimonianza evangelica e nella fraternità cristiana.

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