Cresce l’allarme delle Regioni italiane di fronte alle modifiche alla politica di coesione che la Commissione europea sta valutando in vista del prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Dopo il consistente ridimensionamento delle risorse destinate alla politica regionale, è emerso un progetto di riordino delle direzioni generali che, nella versione trapelata, comporterebbe di fatto la cancellazione della Direzione generale per la Politica regionale (DG Regio), l’ente che gestisce i fondi di coesione in rapporto diretto con le Regioni.
Contro questa ipotesi si è espressa con forza la Conferenza delle Regioni. In una lettera inviata al ministro per gli Affari europei, le Regioni manifestano il loro dissenso rispetto a una nuova architettura del prossimo Quadro finanziario pluriennale che ridimensionerebbe e accorperebbe la politica di coesione in un unico fondo, con il rischio di indebolire l’identità e l’efficacia di una politica considerata fondante per l’Unione europea.
La preoccupazione riguarda in particolare l’ipotesi di un progressivo indebolimento della DG Regio, fino al rischio di soppressione, e le possibili ricadute negative per le amministrazioni regionali. Di fronte al pericolo che il concetto stesso di “coesione” venga marginalizzato nell’agenda europea, la Conferenza chiede al Governo e al ministro competente di assumere una posizione chiara in sede di Consiglio dell’Unione europea, predisponendo un Non-paper sul futuro della politica di coesione e coinvolgendo le Regioni nella definizione di una posizione comune.
Le dichiarazioni del vicepresidente con delega alla Coesione, Raffaele Fitto, che non hanno né confermato né smentito le indiscrezioni, hanno contribuito ad aumentare le preoccupazioni. Secondo il coordinatore della Conferenza delle Regioni e il delegato per gli Affari europei, le modifiche prospettate metterebbero a rischio un equilibrio costruito nel tempo, fondato sul principio della governance multilivello.
La Conferenza sottolinea che la politica di coesione è stata, negli ultimi decenni, uno degli strumenti principali con cui l’Unione europea ha ridotto i divari territoriali, sostenuto investimenti locali e rafforzato la vicinanza delle istituzioni europee ai cittadini. Mettere in discussione questo impianto significherebbe compromettere la capacità delle Regioni e delle Assemblee legislative regionali di svolgere funzioni essenziali nella programmazione, nel controllo democratico e nell’attuazione delle politiche finanziate dall’Unione.
Particolare attenzione viene riservata all’impatto sul sistema regionale italiano, caratterizzato da un forte coinvolgimento delle Regioni e dei Consigli regionali nella gestione delle politiche di sviluppo territoriale, dei fondi strutturali e degli investimenti strategici. Un indebolimento della dimensione regionale europea potrebbe favorire dinamiche di centralizzazione decisionale, riducendo gli spazi di partecipazione istituzionale dei territori e la capacità delle Assemblee regionali di influire sulle priorità di sviluppo locale.
La Conferenza richiama infine come le sfide attuali dell’Europa — dalla transizione ecologica alla competitività industriale, dalla coesione sociale alla crisi demografica — richiedano una presenza forte delle istituzioni regionali e ribadisce la necessità di preservare una governance europea che continui a riconoscere alle Regioni un ruolo strategico.

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