Un operaio ucraino di 35 anni è morto mercoledì mattina a Francofonte (Siracusa), in contrada Gravilla, durante operazioni di scarico di materiale da un camion. Lavorava per un’impresa che installa impianti fotovoltaici e, mentre un muletto movimentava un pallet contenente pannelli fotovoltaici, è rimasto schiacciato. Le cause dell’incidente sono in corso di accertamento.
Il caso si inserisce in una tragica serie: il giorno precedente si sono registrate tre vittime in altrettanti incidenti caratterizzati da modalità analoghe, cioè schiacciamento. A Altopascio (Lucca) è deceduto Giacomo Pucci, 30 anni, travolto da una pressa che stava movimentando con un transpallet all’interno dell’azienda in cui lavorava, attiva nella progettazione di impianti per l’industria chimica e farmaceutica. Nella zona industriale di Catania un altro operaio di 30 anni è morto schiacciato dal muletto con cui stava operando. Dinamica simile anche per il lavoratore deceduto in un’azienda di Cavriago (Reggio Emilia).
I fatti hanno suscitato la reazione dei sindacati. I metalmeccanici della provincia di Lucca hanno proclamato un’ora di sciopero a fine turno. La segretaria generale della Cisl, Fumarola, ha definito la situazione «una scia di sangue» e ha insistito sulla necessità di formazione: «C’è bisogno di formazione nei luoghi di lavoro, ai lavoratori, ma anche alle imprese. C’è bisogno di formazione nelle scuole, perché è lì che si formano le nuove generazioni di lavoratori e di eventuali possibili imprenditori, se vorranno».
Fumarola ha inoltre richiamato l’importanza di misure strutturali per la prevenzione: «C’è bisogno di incrociare banche dati, di più ispezioni, di più protagonismo dei rappresentanti alla sicurezza. È necessaria una strategia nazionale che non deve assolutamente tralasciare nessun dettaglio e deve vederci uniti in un investimento che non è assolutamente un costo, ma è un investimento nella vita, nella qualità del lavoro, nella qualità dell’impresa».
Sul fronte della sicurezza sul lavoro interviene anche l’elemento climatico: la prima ondata di caldo dell’anno ha portato almeno 15 città italiane a ricevere il bollino arancione, che segnala temperature elevate e condizioni meteorologiche potenzialmente dannose per la salute.
Il segretario generale della Filca-Cisl nazionale, De Luca, ha richiamato l’attenzione sui lavoratori più esposti, come quelli dell’edilizia: «Di fronte a questa prima ondata di caldo dell’anno è prioritario mettere in sicurezza i lavoratori più esposti, come quelli edili». Ha ricordato che ogni anno nei cantieri e nelle cave si registrano numerosi malori legati allo stress termico, con un aumento degli incidenti, e ha segnalato la possibilità, riconosciuta dall’Inps, di sospendere i lavori nei cantieri ricorrendo alla Cassa integrazione quando una ordinanza territoriale lo prevede o quando la temperatura percepita mette a rischio la salute dei lavoratori.
De Luca ha sottolineato che molte Regioni stanno emettendo ordinanze per lo stop ai lavori nelle ore più calde, citando l’esempio del Lazio, e ha ribadito che «il mutamento climatico non è più una condizione emergenziale o saltuaria ma è un fenomeno strutturale». Per questo, a suo avviso, «il tema non va affrontato solamente con risposte alle singole emergenze che il mutamento comporta, ma è necessario un approccio trasversale che parta dal tema centrale: la salute e la sicurezza dei lavoratori, dei cittadini, delle persone. Ci vuole un affondo normativo che incida su tutti quei campi dell’attività e della pianificazione del lavoro e che affronti questo cambiamento per quello che è: la nuova realtà climatica e, di conseguenza, il mutamento dell’ambiente di lavoro».
I recenti incidenti riapr ono il dibattito sulla prevenzione e sulle misure di tutela nei luoghi di lavoro, con sindacati e istituzioni chiamati a confrontarsi su controlli, formazione e adattamenti alle nuove condizioni climatiche per ridurre il numero di vittime sul lavoro.
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