L’Istat ha corretto al ribasso la stima preliminare sull’inflazione di febbraio: l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, segna una variazione mensile del +0,7% e un aumento tendenziale del +1,5% (era +1,6% nella stima preliminare), in rialzo rispetto al +1,0% di gennaio.
L’inflazione di fondo mostra invece una dinamica più vivace. L’indice al netto degli energetici e degli alimentari freschi passa da +1,7% a +2,4%, mentre la misura al netto dei soli beni energetici sale da +1,9% a +2,5%.
Secondo l’Istat, la sensibile accelerazione dell’inflazione a febbraio è dovuta soprattutto all’andamento dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+4,9%) e dei servizi relativi ai trasporti (+2,9%). Contribuiscono alla dinamica generale anche i prezzi degli alimentari non lavorati (+3,7%). L’unico elemento di contenimento è stato il calo dei prezzi energetici, che si è ampliato a -6,6%.
A febbraio il differenziale di inflazione tra il comparto dei servizi e quello dei beni è aumentato, passando da +2,7 punti percentuali a +3,8. Sul fronte congiunturale, l’incremento dell’indice generale è influenzato principalmente dall’aumento dei prezzi dei tabacchi (+3,3%), dai servizi ricreativi e culturali (+2,1%), dai servizi di trasporto (+1,9%), dagli alimentari non lavorati (+1,2%) e da una lieve crescita dei prezzi dell’energia non regolamentata e dei servizi relativi all’abitazione (+0,4% per entrambi).
L’Istat ha inoltre rivisto le stime sul cosiddetto “carrello della spesa” di febbraio: nelle stime definitive i prezzi dei beni alimentari e per la cura della casa e della persona accelerano da +1,9% a +2,0%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto restano stabili a +1,9%.
Sul fronte delle imprese, il quadro rischia di aggravarsi per l’aumento dei costi operativi legati all’energia. Confesercenti, con una simulazione realizzata in collaborazione con Innova, segnala che nei 18 giorni successivi allo scoppio del conflitto in Iran i prezzi all’ingrosso di elettricità e gas sono cresciuti rispettivamente del 24% e di quasi il 33%. Se questi livelli dovessero mantenersi fino a fine anno, la bolletta energetica delle piccole e medie imprese dei settori commercio, turismo e servizi potrebbe salire nel 2026 a 3,8 miliardi di euro, cioè 880 milioni in più rispetto al 2025.
La simulazione stima un aumento medio della spesa annua per impresa di quasi 1.500 euro, con forti differenze tra comparti: circa 2.700 euro per un supermercato, 529 euro per un minimarket, 109 euro per un piccolo esercizio al dettaglio non alimentare, 1.010 euro per un bar, 1.830 euro per un ristorante e 2.723 euro per un albergo da 30 camere.
Confesercenti sottolinea che questo incremento dei costi operativi si somma alla probabile contrazione dei consumi reali delle famiglie, stimata in circa 4 miliardi di euro, e mette a rischio margini, investimenti e la tenuta delle attività di prossimità. Per il presidente dell’associazione, sono necessarie misure di emergenza su carburanti, energia e gas e interventi strutturali, a partire dalla riduzione degli oneri di sistema, per evitare che nuove tensioni sui mercati energetici frenino la crescita del Paese. L’aumento dei costi operativi desta particolare preoccupazione nel settore turistico, anche al netto del possibile impatto sui flussi di visitatori.

Maggiori approfondimenti: https://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/riviste-al-ribasso-le-stime-sull-inflazione-a-febbraio-1-5-1.3353727

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