L’Unione Europea si trova oggi più che mai a un bivio decisivo. Le sfide globali, dalla trasformazione digitale alla transizione verde, passando per le crescenti tensioni geopolitiche, rendono sempre più urgente la costruzione di una sovranità tecnologica europea. È una questione non solo di competitività economica, ma di autonomia strategica e di sicurezza. L’attribuzione della delega alla sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia alla vice-presidente della Commissione Europea Henna Virkkunen testimonia chiaramente l’accresciuta attenzione a livello europeo rispetto al tema della competizione tecnologica come terreno di gioco per la definizione degli assetti geostrategici mondiali. Tuttavia, l’ambizione di realizzare una sovranità tecnologica europea rischia di rimanere incompiuta se non si affronta una questione centrale e poco dibattuta: come garantire che l’intero territorio europeo contribuisca in modo equilibrato e diffuso alla realizzazione di questo obiettivo comune?
Occorre infatti riconoscere che le politiche tecnologiche e industriali per il rafforzamento della sovranità tecnologica sono prevalentemente di tipo verticale e top-down. Questo significa che potrebbero amplificare le divergenze territoriali, concentrando risorse e investimenti nei paesi e nei territori già tecnologicamente ed economicamente avanzati, lasciando indietro le regioni meno sviluppate. Esiste quindi un evidente trade-off tra il consolidamento della sovranità tecnologica a livello europeo e la tutela delle sovranità tecnologiche ed economiche nazionali. D’altra parte, esistono anche limiti di accettabilità politica e sociale alle dinamiche di divergenza tra territori che non possono essere dimenticate, pena mettere in discussione l’intero progetto di Unione Europea.
In altre parole, gli Stati membri temono di perdere controllo su asset strategici, mentre l’Europa nel suo insieme necessita di una governance unitaria per costruire un’autonomia tecnologica e industriale condivisa. In questo equilibrio precario, la politica di coesione europea rappresenta uno strumento importante per mitigare le dinamiche di polarizzazione e assicurare che la sovranità tecnologica diventi un progetto, sia strategicamente sia operativamente, realmente condiviso. Non vi è dunque una necessaria contrapposizione tra politica di coesione e sovranità tecnologica. La prima trova nuova legittimità nel supportare la seconda in una fase in cui, per effetto del mutato scenario internazionale, le priorità dell’UE cambiano rapidamente.
Allo stesso tempo, la sovranità tecnologica europea diventa un obiettivo realizzabile solo se ogni territorio è messo nelle condizioni di contribuirvi attraverso una mirata divisione del lavoro che favorisca una competitività diffusa e uno sviluppo equilibrato. Fin dalla sua nascita, la politica di coesione è stata concepita per riequilibrare gli effetti potenzialmente divergenti prodotti dalla creazione del mercato unico europeo. Oggi più che mai, questo ruolo è cruciale. Senza la coesione, la sovranità tecnologica europea rischia di diventare un’iniziativa ristretta, realizzabile solo grazie alle capacità di alcune regioni leader, escludendo ampie aree dell’Unione dal processo di innovazione e sviluppo.
Ogni regione, anche se tra quelle attualmente meno sviluppate, può invece contribuire a realizzare un tassello di questa sovranità condivisa: che si tratti della produzione di componenti essenziali per le nuove tecnologie, della ricerca applicata, della formazione di competenze avanzate o dello sviluppo di soluzioni energetiche sostenibili. Orchestrare una divisione del lavoro intelligente tra i territori europei non solo è possibile, ma necessario. Una sovranità tecnologica costruita su basi territoriali ampie è più robusta, meno esposta ai rischi di dipendenza da singoli poli produttivi, e capace di generare innovazione diffusa, sostenendo la competitività dell’Europa nel lungo periodo.
Tuttavia, per garantire il successo di questa strategia è necessario riconoscere che la politica di coesione non può più essere considerata prevalentemente una politica di compensazione o di riequilibrio, ma deve integrarsi in modo organico con gli obiettivi della sovranità tecnologica. In questa prospettiva, la recente introduzione della piattaforma STEP (Strategic Technologies for Europe Platform) rappresenta una sfida e al tempo stesso un’opportunità per la politica di coesione. Se da un lato il rischio è quello di drenare risorse dai fondi di coesione per finanziare iniziative verticali, dall’altro si apre la possibilità di integrare più strettamente le politiche di sviluppo regionale con gli obiettivi strategici europei in materia tecnologica.
Affinché la STEP non diventi un mero strumento per rafforzare chi è già forte, è fondamentale che i criteri di allocazione delle risorse tengano conto della necessità di rafforzare anche i territori in ritardo, promuovendo una vera convergenza. Non è un’impresa facile, e purtroppo l’attuale scenario non consente lungaggini, anzi servono risposte efficaci e rapide. Si cominci allora dalle basi, evitando ad esempio che ogni singola Regione debba realizzare autonomamente raccolte di dati e piattaforme di analisi essenziali per individuare i settori regionali ad alto potenziale che possano contribuire alla crescita delle industrie e delle tecnologie strategiche. Sarebbe pur sempre un buon inizio.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/la-politica-coesione-strumento-realizzare-sovranita-tecnologica-europea-AH7chXG

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