Troppa Regolamentazione e la sua frammentazione stanno incidendo negativamente sulla Crescita Economica, creando ostacoli al Mercato Unico. Secondo l’ex premier Mario Draghi, questo equivale a un’imposizione del 45% sui beni manifatturieri e del 110% sui servizi. Durante l’audizione davanti alle commissioni riunite Bilancio, Attività produttive e Politiche Ue della Camera e del Senato sul Rapporto sul futuro della Competitività europea, Draghi ha evidenziato come l’eccessiva Regolamentazione, pur avendo protetto i cittadini, abbia generato una crescita incontrollata nei settori emergenti come il digitale, accrescendo continuamente le norme anche in altri settori. Con circa 100 leggi focalizzate sull’high tech e 200 regolamenti diversi nei vari Stati Membri, Draghi pone l’accento sull’eccessiva complessità normativa che penalizza l’iniziativa individuale, ostacola lo sviluppo dell’ Innovazione e rallenta la Crescita Economica.
L’introduzione di nuove norme, secondo Draghi, spesso porta gli Stati membri a non adeguare le proprie normative nazionali, aggiungendo prescrizioni ulteriori che variano tra i diversi Paesi, anziché armonizzare il tutto.
L’audizione si è incentrata principalmente su temi geopolitici di attualità come il Piano europeo di riarmo e i Dazi. La Sicurezza europea è stata messa in discussione da cambiamenti nella Politica Estera del principale alleato rispetto alla Russia, che rappresenta una concreta minaccia per l’Unione Europea con l’invasione dell’Ucraina. Per fronteggiare la necessità di una difesa europea, si richiede un ricorso al Debito Comune. Draghi ha sottolineato che i Dazi, le tariffe e le Politiche Commerciali protezionistiche avranno un impatto significativo sulle imprese europee e italiane.
Per far fronte alle sfide attuali, è fondamentale stimolare il Mercato Comune e aumentare la domanda interna, oltre a puntare su politiche energetiche che riducano le bollette per le imprese e le famiglie, promuovendo la Competitività europea.

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