In Italia oltre 90 mila medici non lavorano nel Servizio sanitario nazionale né come dipendenti, né come convenzionati, né come medici in formazione specialistica. Il dato è emerso durante la lectio magistralis di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, in occasione dell’evento celebrativo dei trent’anni della Fondazione dedicato al tema “Diritto alla salute e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale: la sfida del capitale umano”.
La questione centrale non è più soltanto quanto investire nella sanità pubblica, ma chi curerà l’Italia domani. Il quadro è complicato dalla carenza di medici di medicina generale — oltre 5.700 unità mancanti al 1° gennaio 2025 — e dalla progressiva perdita di attrattività di specialità come le discipline di laboratorio, la radioterapia, la medicina nucleare e le cure palliative.
Secondo Gimbe, la crisi del Ssn ha radici profonde risalenti al decennio 2010-2019: sottofinanziamento, mancanza di programmazione, borse di studio insufficienti per le specializzazioni e per la medicina generale, blocco delle assunzioni, tetti di spesa sul personale e ritardi nei rinnovi contrattuali hanno progressivamente indebolito il capitale umano del sistema. Dal 2020 la pandemia ha accelerato questi processi, aggravando fenomeni come burnout, frustrazione e demotivazione e determinando una minore attrattività del servizio pubblico.
La fotografia relativa agli infermieri è indicativa dello stato di assottigliamento delle professionalità: con un tasso di 6,9 infermieri per mille abitanti l’Italia si colloca al 23° posto su 31 Paesi europei dell’area Ocse. Cartabellotta ha sottolineato come la professione non sia più attrattiva e come i laureati in infermieristica siano in diminuzione; per l’anno accademico 2025-2026 le domande di accesso ai corsi di laurea in infermieristica sono risultate inferiori rispetto ai posti disponibili.
Per la Fondazione Gimbe la crisi non va letta solo attraverso le liste d’attesa, il sovraffollamento dei pronto soccorso o le diseguaglianze territoriali: il problema primario è la perdita di capitale umano. medici, infermieri e altri professionisti lasciano il servizio pubblico, rinviano il pensionamento o cercano occupazioni più remunerative e meno usuranti, con la conseguenza che il Ssn è costretto a ricorrere frequentemente a personale pagato a gettone. Nel biennio 2024-2025 l’impiego di gettonisti ha assorbito oltre un miliardo di euro.
Cartabellotta ha definito paradossale una situazione in cui “un Ssn che perde i professionisti e poi li riacquista sul mercato a ore pagandoli molto di più”: il risultato, secondo il presidente Gimbe, è il frutto di una visione miope e dei tagli al capitale umano. Senza personale sanitario disponibile, le risorse economiche non si traducono in cure, gli edifici restano inutilizzati e le tecnologie rimangono investimenti in gran parte inutilizzati, con un progressivo svuotamento del diritto alla tutela della salute sancito dalla Costituzione.
La quota di spesa destinata al personale dipendente e convenzionato è stata la più sacrificata negli ultimi anni: tra il 2012 e il 2024 è scesa dal 39,7% al 36,6%. Secondo il Report della Fondazione, se si fosse mantenuta costante la stessa quota del 2012 (39,7%) nel periodo 2012-2024, la consistenza finanziaria equivalente sarebbe stata di 33,04 miliardi di euro, con il 38% (12,47 miliardi) concentrato nel triennio 2022-2024. Cartabellotta ha definito questo fenomeno “un saccheggio di risorse pubbliche” che ha progressivamente indebolito e demotivato il capitale umano del Ssn.
Per la rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, il Servizio sanitario nazionale rappresenta uno dei patrimoni più importanti della Repubblica perché rende concreto il diritto alla tutela della salute. La sua sostenibilità richiede risorse economiche adeguate e una piena valorizzazione del capitale umano. L’università ha un ruolo cruciale nel formare professioniste e professionisti competenti e consapevoli della responsabilità sociale della cura, lavorando in rete con le strutture formative per garantire qualità dei percorsi, innovazione, inclusione, programmazione e maggiore attrattività del servizio pubblico.
Proteggere il Ssn significa, secondo Polimeni, renderlo un luogo in cui le nuove generazioni possano scegliere di entrare, crescere e restare: una condizione indispensabile per mantenere vivo il diritto alla salute per tutti.
Maggiori approfondimenti: https://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/sanit%C3%A0-poche-risorse-per-medici-e-infermieri-1.3355319

Appassionato da sempre di tecnologia ed informatica, laureato in Ingegneria Informatica, profondo estimatore delle potenzialità del sud Italia ho deciso di “restare” e di creare una mia piccola realtà sul territorio per creare software in cloud personalizzati per grandi realtà aziendali.
La passione per la scrittura e la divulgazione, insieme all’esperienza che deriva dalla conoscenza del mondo del lavoro, mi ha portato a scrivere articoli per diverse testate spaziando dal settore informatico ad altri ambiti. Se avete un argomento che volete approfondire scrivetemi e lo affronteremo insieme.