Confindustria Alto Adige chiede politiche mirate per garantire un approvvigionamento energetico sicuro e a prezzi competitivi e punta su una strategia industriale locale che limiti la burocrazia e favorisca la crescita delle imprese, con particolare attenzione alla conservazione delle zone produttive del territorio, a partire dall’area industriale di Bolzano, dove sorgono anche le acciaierie Valbruna.
Il presidente di Confindustria Alto Adige ha posto al centro dell’intervento la transizione ecologica e l’impatto del rincaro dei costi energetici sulle aziende locali, che pagherebbero l’energia fino al 30% in più rispetto alla media europea. Ha inoltre ricordato che «entro il 2040 il fabbisogno di elettricità aumenterà tra il 50 e l’80%», sottolineando che l’Alto Adige dispone di risorse naturali favorevoli — sole e acqua — ma richiede investimenti immediati in sistemi di accumulo, potenziamento delle reti e neutralità tecnologica, includendo eolico e idrogeno.
Negli ultimi 45 anni il consumo energetico dell’industria altoatesina sarebbe diminuito del 40%, mentre la produzione complessiva è cresciuta grazie all’innovazione e agli investimenti delle imprese. La transizione energetica, ha osservato, comporta due benefici principali: la protezione del clima e il rafforzamento dell’indipendenza energetica attraverso un mix basato sulle rinnovabili, che tuttavia necessita di infrastrutture per lo stoccaggio.
Un passaggio è stato dedicato alla mobilità e al corridoio del Brennero, alla vigilia di un blocco stradale di protesta sul versante austriaco. La libera circolazione di persone e merci è stata definita un pilastro dell’Unione europea e i blocchi sono stati considerati controproducenti rispetto alla collaborazione tra paesi.
Nonostante le difficoltà geopolitiche e il rallentamento dei principali partner commerciali come Germania e Austria, l’industria altoatesina ha registrato nell’ultimo anno un record storico di 8 miliardi di euro di esportazioni. A frenare lo sviluppo economico rimane tuttavia, secondo Confindustria, la presenza di burocrazia superflua.
Per quanto riguarda la zona industriale di Bolzano, l’associazione la definisce «un’area strategica», affermando che la sua destinazione produttiva va tutelata insieme alle altre aree produttive provinciali. In questo contesto è stato ricordato il recente passo avanti della Provincia autonoma sul futuro delle acciaierie, con l’apertura alla trattativa diretta con l’azienda.
Sul fronte del lavoro e della demografia, è stato segnalato che tra dieci anni in Alto Adige mancheranno circa 30.000 lavoratori. Per attrarre e trattenere talenti si ritengono necessari interventi sulla politica abitativa, volti a calmierare i prezzi dei terreni e delle case, un maggiore sostegno all’occupazione femminile e l’attivazione di uno sportello unico per favorire l’integrazione dei lavoratori qualificati provenienti dall’estero.

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