L’ultimo rapporto Eurispes, intitolato “Un Paese dimezzato”, traccia la fotografia di un’Italia nel 2026 attraversata da fragilità diffuse e da una molteplicità di nodi che possono aggravare il quadro sociale ed economico se non affrontati con decisione.
Dalle pagine del rapporto emergono dinamiche profonde: lo spopolamento legato all’inverno demografico e la fuga dei giovani, accompagnati da una crescente sfiducia nel futuro, alimentano la sensazione che la realtà stia correndo più velocemente delle previsioni. Questo contesto si traduce in un Paese sempre più diviso, secondo l’analisi di Eurispes.
Tra i dati più significativi spicca il giudizio negativo sull’andamento dei prezzi: l’82% degli intervistati valuta in peggioramento la dinamica dei costi nel corso dell’anno precedente. I rincari più pesanti riguardano generi alimentari, carburanti, pasti fuori casa, viaggi e vacanze; aumenti più contenuti si registrano invece nell’acquisto della casa.
Il pagamento dell’affitto rappresenta una difficoltà per il 45,6% delle famiglie che devono sostenere questa spesa; seguono le utenze, il mutuo e le spese mediche. Ne deriva una quota elevata di nuclei familiari che arriva a fine mese con difficoltà: circa un terzo ricorre ai risparmi accumulati per far fronte alle obbligazioni correnti.
Per contenere le spese, molte famiglie rinviano acquisti ritenuti necessari e riducono le spese per la cura della persona. Le rinunce più pesanti riguardano le prestazioni sanitarie, in particolare controlli medici periodici e cure odontoiatriche. In termini generali, per Ampie fasce della popolazione la salute rischia di tornare a essere un privilegio legato alla condizione economica.
Il rapporto mette in luce varie cause di questa situazione: sottfinanziamento sistematico del Servizio sanitario nazionale, lunghe liste d’attesa, carenza di medici di base, chiusura di reparti per mancanza di personale e l’emigrazione di infermieri verso Paesi che offrono salari sensibilmente più alti.
Il potere d’acquisto del ceto medio è diminuito di circa il 7,5% dal 2021. Nel 2023 il reddito reale delle famiglie è calato dell’1,6%, mentre i beni essenziali sono aumentati oltre il tasso d’inflazione. A livello di concentrazione della ricchezza, il 10% più ricco delle famiglie detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale, mentre la metà più povera ne possiede solo il 7,4%.
Circa il 43% della popolazione non versa l’Irpef; il 76,87% del gettito Irpef grava su soli 11,6 milioni di contribuenti. La ricchezza netta delle famiglie italiane è scesa del 5,5% nel decennio 2014-2024, una dinamica che porta Eurispes a osservare come il ceto medio sopravviva sempre più grazie al patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti.
Anche il sistema pensionistico è sotto pressione a causa della convergenza di più fattori: calo della natalità, restringimento della base contributiva, stagnazione dei salari reali, lavoro irregolare e perdita di capitale umano per l’emigrazione dei giovani qualificati. L’Italia perde almeno 34.700 giovani ogni anno, un fenomeno unico in Europa, che riduce risorse e prospettive per il futuro.
In questo contesto, quasi la metà dei cittadini prevede un peggioramento della situazione economica nazionale nei prossimi dodici mesi, mentre la sfiducia si estende anche alle relazioni sociali e alle istituzioni.
Il Mezzogiorno resta un nodo cruciale: oltre un italiano su cinque ritiene che l’istituzione di un organo di gestione e controllo potrebbe migliorare la trasparenza nell’uso delle risorse destinate al Sud. Il rapporto sottolinea come il Mezzogiorno rappresenti una risorsa ancora non pienamente sfruttata, con necessità concrete di infrastrutture, legalità, istruzione e fiducia. L’esperienza della Zes Unica per il Mezzogiorno viene citata come esempio che ha consentito di mettere in rete risorse e imprese sul territorio, producendo risultati rilevanti.
Sul fronte del lavoro, lo smart working viene descritto come una modalità che per molti rappresenta un equilibrio tra spazi di vita e autonomia, permettendo un’ottimizzazione del tempo e delle risorse economiche senza rinunciare del tutto alla socialità e alle abitudini della vita professionale. Secondo l’indagine, il 31,3% dei lavoratori dichiara di svolgere lavoro da remoto: il 5,7% sempre, l’8,7% per la maggior parte del tempo e il 16,9% per una parte del tempo.
Resta aperta la domanda sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro e sull’organizzazione delle attività: il rapporto segnala l’incertezza su come e quanto l’irruzione delle nuove tecnologie influirà su posti di lavoro, processi e competenze.
Nel complesso, il quadro delineato dall’Eurispes indica un Paese segnato da disuguaglianze crescenti, pressioni sui servizi essenziali e una crescente erosione del potere d’acquisto e della ricchezza delle famiglie, con conseguenze dirette su coesione sociale e prospettive di sviluppo.
Maggiori approfondimenti: https://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/eurispes-italia-2026-segnata-da-fragilit%C3%A0-diffuse-1.3354633

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