I dati sulle esportazioni di marzo della filiera legno-arredo confermano le preoccupazioni delle imprese per gli effetti combinati dei dazi statunitensi e del conflitto in Iran. Il mercato Usa ha subito un calo significativo: le vendite di mobili sono diminuite del 18,3% rispetto a marzo 2025, portando il dato cumulato dei primi tre mesi dell’anno a un -16,1%, equivalente a 151 milioni di euro di ricavi in meno.
Ancora più drammatico il crollo verso il Medio Oriente: le esportazioni dirette all’area Opec sono scese del 66% su base annua, primo segnale quantitativo dell’impatto della guerra in Iran sul commercio estero della filiera. Questi fattori pesano sui costi produttivi, con rincari dell’energia, dei trasporti e di alcune materie prime, incluso il legno, aggravati anche dalla chiusura dello stretto di Hormuz.
Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, sottolinea che, anche in caso di un rapido accordo geopolitico, servirebbero mesi per una normalizzazione delle forniture e dei prezzi: «Se anche si raggiungesse un accordo nelle prossime settimane, ci vorranno mesi prima che la situazione si normalizzi. Temo che il 2026 sarà un anno molto difficile per le aziende».
Nel quadro si sommano poi effetti indiretti: l’incremento dell’inflazione, l’atteso rialzo dei tassi della Bce, il calo della fiducia dei consumatori e la diminuzione della domanda, con ripercussioni anche sul mercato interno che, fino a poco tempo fa, aveva sostenuto la produzione industriale del comparto.
I numeri di marzo evidenziano queste tensioni: secondo l’Istat la produzione industriale cala del 3,4% per il comparto legno e dell’8,4% per il mobile, mentre la manifattura italiana complessiva registra un aumento del 2%. Anche la richiesta di cassa integrazione nel primo trimestre segnala difficoltà, con oltre 7 milioni di ore richieste (+30% rispetto al primo trimestre 2025) e un aumento del 70% della cassa integrazione straordinaria.
In questo contesto critico emerge però un elemento positivo: la ripresa dei mercati europei. Dopo le flessioni dei primi due mesi dell’anno (-6,7% per l’arredo), a marzo l’Unione europea ha registrato una crescita dell’1,4%, portando l’export a 486 milioni di euro e riducendo il calo cumulato del trimestre al -3,8%. Tra i mercati con performance positive figurano Francia, Austria, Paesi Bassi, Spagna e Polonia; bene anche Regno Unito, Svizzera e Turchia. Complessivamente l’Europa mostra un incremento del 2,8% rispetto al primo bimestre.
Questo contributo europeo ha limitato il calo dell’export italiano di mobili e prodotti in legno a marzo, attestato a -5,1% rispetto a gennaio (-13%), e ha migliorato il saldo del trimestre gennaio-marzo, che si porta a un -7,4% rispetto al -8,8% registrato tra gennaio e febbraio. Al contrario, i Paesi extra-Ue hanno subito una flessione generalizzata del 17,4%.
Secondo FederlegnoArredo, la tenuta del mercato europeo è un elemento chiave per le imprese: «Nonostante gli alti e bassi degli ultimi mesi, è un mercato solido e stabile che, va ricordato, rappresenta oltre la metà dell’export della filiera. Quindi le aziende devono continuare a investire nel Vecchio Continente, in questo momento in cui è difficile trovare alternative affidabili».
Le difficoltà sui mercati esterni sono molteplici: gli Stati Uniti sono penalizzati dai dazi, il Medio Oriente dalla guerra, India e Mercosur rimangono mercati con potenzialità limitate, mentre la Cina, pur registrando a marzo un +6,6%, è in contrazione da anni. Un ulteriore problema evidenziato dalla federazione è la pressione delle importazioni cinesi in Europa: nel primo trimestre l’Italia ha esportato mobili e prodotti in legno per 70,2 milioni di euro, contro importazioni per 266,2 milioni, quasi quattro volte superiori.
FederlegnoArredo non chiede politiche protezionistiche ma controlli e garanzie per assicurare condizioni di concorrenza paritarie: è essenziale che le regole cui sono sottoposti i produttori europei siano rispettate anche dai produttori extra-Ue, per tutelare imprese e consumatori e preservare la sostenibilità della filiera.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/arredo-crollo-dell-export-l-area-opec-marzo-usa-183percento-tiene-l-europa-AI6mvQHD

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