Za:za di Zanotta, la ruota Bora Ultra WTO di Campagnolo, la lampada Lola di Luceplan e il set di bicchieri Sete di Pandora Design. Quattro oggetti che hanno raggiunto l’Olimpo del design e che condividono un tratto meno visibile ma decisivo: la loro genesi parte dalla materia, e dunque dalla chimica.
È questa la trama della mostra “La chimica del design. progettare la materia”, promossa da Federchimica in collaborazione con l’Adi Design Museum di Milano. La capsule espositiva, che include i pezzi citati, è visitabile fino al 25 maggio nella sede del museo di piazza del Compasso d’Oro. La mostra principale, con una sezione più ampia, sarà ospitata a Roma a Palazzo Piacentini dal 3 al 20 novembre.
All’origine di molti oggetti di uso quotidiano ci sono sperimentazioni sui polimeri e sviluppi nelle ceramiche, nei vetri e nei tessuti. La ricerca chimica, spiegano gli organizzatori, contribuisce quasi interamente alla definizione dei materiali, ai processi produttivi e alle nuove forme del vivere contemporaneo. Per Federchimica, la chimica è «l’industria delle industrie», un «motore silenzioso» presente in circa il 95% dei manufatti che utilizziamo ogni giorno.
Francesco Buzzella, presidente di Federchimica, sottolinea il ruolo economico e occupazionale del settore: «È fondamentale ricordare che sotto le linee eleganti e l’efficienza degli oggetti d’uso comune batte il cuore della quinta industria italiana e il terzo produttore europeo, con un fatturato che ha raggiunto i 65 miliardi di euro nel 2025 e un capitale umano di oltre 113.000 addetti altamente qualificati». La scelta di portare la mostra nella sede del Ministero della Transizione Ecologica e della Mobilità Sostenibile (Mimit) è pensata come una chiamata alla politica a sostenere la chimica.
Il percorso in programma a Palazzo Piacentini comprende 50 opere suddivise in quattro sezioni—generare, potenziare, rigenerare e ripensare—e nasce da una selezione di oggetti della Collezione Storica del Compasso d’Oro e dell’ADI Design Index, affiancati da progetti che esplorano la relazione tra design, materiali e processi.
L’esposizione mette in dialogo ambiti eterogenei — dall’arredo all’illuminazione, dall’utensile domestico all’attrezzatura sportiva, fino all’edilizia — mostrando come la chimica funzioni da linguaggio trasversale e da fattore abilitante per il progetto. «Se il design rappresenta la visione, la scintilla creativa e la capacità progettuale di immaginare gli oggetti del nostro vivere, la ricerca chimica, innovando, individua le migliori soluzioni per soddisfare le esigenze del designer», ricorda Buzzella.
Tra i partecipanti alla presentazione a Milano erano presenti il presidente della Fondazione ADI Umberto Cabini, il presidente di ADI Luciano Galimberti, la divulgatrice scientifica e chimica Ottavia Bettucci, la professoressa Marinella Ferrara del Politecnico di Milano e Andrea Rovatti, designer e direttore artistico del progetto. Galimberti ha evidenziato come la mostra renda visibile «il ruolo fondamentale della chimica come infrastruttura enzimatica del progetto», capace di orientare forme, funzioni e significati del design contemporaneo.
L’allestimento ideato da Andrea Rovatti è modulare e pensato per l’itineranza: «Siccome rigore non vuole dire rigidità», afferma il progettista, il sistema espositivo è leggero ed elastico, con moduli indipendenti ma continui che si muovono nelle tre dimensioni per adattarsi agli oggetti in mostra. Un approccio che sottolinea la natura dialogica e dinamica del rapporto tra progetto e chimica.
L’associazione tra chimica e design, pur poco evidente nell’immaginario collettivo, è al centro di ogni scelta progettuale: la prima questione da affrontare è infatti la materia, e dunque le soluzioni chimiche necessarie per realizzarla. La mostra propone di guardare l’industria chimica da una prospettiva nuova, non solo come supporto tecnico ma come componente generativa del design contemporaneo.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/made-italy-divani-lampade-chimica-all-origine-design-AIuJEQ8C

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