L’inflazione in Italia è tornata a crescere in modo significativo: ad aprile l’indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic), al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione mensile del +1,1% e un aumento annuo del +2,7%, in risalita rispetto al +1,7% di marzo. La stima preliminare era del +2,8%. I dati sono stati diffusi dall’Istat.
Secondo l’Istat, la crescita dell’inflazione è sostenuta in larga misura dalle tensioni sui prezzi dell’energia e dagli alimentari non lavorati. In particolare, i prezzi degli energetici passano da un calo annuo del -2,1% a un aumento del +9,2%, con una netta risalita degli energetici non regolamentati (da -2,0% a +9,6%) e di quelli regolamentati (da -1,6% a +5,3%). Gli alimentari non lavorati accelerano da +4,7% a +5,9%.
Si registrano invece rallentamenti in alcuni servizi: i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona passano da +3,0% a +2,6%, mentre i servizi relativi ai trasporti scendono da +2,2% a +0,6%. L’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, mostra un rallentamento da +1,9% a +1,6%; quella al netto dei soli beni energetici passa da +2,1% a +1,9%.
Sul fronte della composizione, i prezzi dei beni accelerano su base annua, passando da +0,8% a +3,1%, mentre i prezzi dei servizi rallentano da +2,8% a +2,4%. Di conseguenza il differenziale tra servizi e beni diventa negativo, attestandosi a -0,7 punti percentuali rispetto ai +2,0 punti del mese precedente.
Il cosiddetto “carrello della spesa” — ovvero i beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona — vede un aumento annuo del +2,3% (da +2,2% di marzo). I prodotti ad alta frequenza d’acquisto registrano una crescita del 4,2% (da +3,1%).
Commentando i dati, il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, ha definito la variazione come “un rialzo shock”, collegando il peggioramento a tensioni internazionali sui trasporti e sul petrolio: “L’effetto Iran sta producendo effetti devastanti come quelli già visti in occasione del precedente conflitto del 2022. Il blocco di Hormuz sta determinando una vera e propria stangata e più proseguirà e peggio sarà”, ha osservato.
Non solo inflazione: a marzo il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 19,5 miliardi rispetto al mese precedente, raggiungendo 3.158,8 miliardi, secondo la Banca d'Italia nella pubblicazione statistica “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”. Il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche, pari a 31,5 miliardi, ha più che compensato la riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (10,8 miliardi, portate a 64,0 miliardi) e gli effetti legati a scarti e premi all’emissione e al rimborso, alla rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e alla variazione dei tassi di cambio (1,2 miliardi).
A mitigare preoccupazioni sui rischi inflazionistici sono intervenute anche le autorità monetarie: la Banca centrale europea, nel suo bollettino economico, ha osservato che le aspettative d’inflazione a più lungo termine restano saldamente ancorate, sebbene quelle sui periodi più brevi siano aumentate significativamente. L’Eurotower ha inoltre rilevato che le misure dell’inflazione di fondo sono rimaste sostanzialmente invariate.
Nell’Eurozona l’inflazione al netto di alimentari ed energia è scesa al 2,2% ad aprile, mentre i prodotti energetici segnano un aumento del 10,9%.
Per la BCE, un eventuale aumento dei tassi richiede una diffusione più ampia dell’inflazione e un disancoramento delle aspettative. Anche Confesercenti interpreta i dati come indicativi di una fase di resilienza del sistema distributivo rispetto alle tensioni energetiche e al conflitto in Iran.
I numeri di aprile mostrano dunque un’inflazione che risale principalmente per effetto degli energetici e di alcuni alimentari, in un contesto internazionale che continua a condizionare prezzi e prospettive economiche nazionali.
Maggiori approfondimenti: https://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/l-inflazione-di-aprile-vola-al-2-7-per-il-caro-energia-1.3354482

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