La meccanica varia italiana mostra segnali di difficoltà con prospettive di ricavi in contrazione, ordini in diminuzione e pressioni sui margini via costi in aumento. A fotografare il quadro è il sondaggio realizzato dalla Federazione Anima tra 120 aziende associate, che evidenzia tendenze preoccupanti per il settore.
Secondo l’indagine, il 46% delle imprese rileva nel primo semestre una diminuzione dei ricavi, una quota più che doppia rispetto a quelle che prevedono una crescita. Sul fronte degli ordinativi, il 49% delle aziende segnala una flessione, mentre il 27% prevede stabilità e una minoranza registra aumenti nelle commesse.
I costi procedono nella direzione opposta: oltre l’80% delle imprese intervistate dichiara incrementi dei costi fino al 10%, e un ulteriore 8,5% segnala rincari fino al 20%. Tra le voci maggiormente impattanti emergono l’energia e le materie prime. “Aumenta quasi tutto — spiega Andrea Chiodini, titolare di Minerva Omega — a partire dagli imballaggi, l’acciaio, l’alluminio e poi i motori elettrici, nell’ordine del 10%. A giugno ritoccheremo i listini verso l’alto e si vedrà come reagirà il mercato. Se riuscissi a chiudere il 2026 sui livelli dello scorso anno mi riterrei davvero fortunato.”
La componente energetica è indicata nella nota di Anima come il principale fattore di pressione sui bilanci aziendali. Accanto a essa, il rialzo del costo delle materie prime contribuisce a comprimere i margini, aumentando la vulnerabilità delle imprese in un contesto di domanda in indebolimento.
Dai casi aziendali emergono anche problemi operativi: Giuseppina Cantù, amministratore delegato della bergamasca Icmi, segnala la presenza di ordini bloccati, tra cui uno diretto negli Emirati Arabi, la cui data di sblocco è al momento incerta.
Per il presidente di Anima Confindustria, Pietro Almici, la situazione rappresenta “una sfida senza precedenti” per la filiera. Almici richiama il peso dei fattori geopolitici, il contesto economico europeo difficile per la manifattura e politiche industriali ritenute spesso inadeguate, oltre alla necessità di rafforzare l’indipendenza energetica dell’Italia per garantire stabilità e competitività a medio e lungo termine.
Un’altra criticità evidenziata è la carenza di personale qualificato e di manodopera, un problema strutturale che si sta aggravando in una fase in cui le imprese necessiterebbero di piena operatività per mantenere la competitività sui mercati internazionali.
Le aziende della Federazione Anima realizzano quasi 60 miliardi di ricavi, per il 60% derivanti dall’export, e occupano 224mila addetti. Lo scorso anno il settore ha registrato una produzione mediamente in calo dell’1,4%, la seconda diminuzione annua consecutiva, e i dati attuali suggeriscono il rischio di un ulteriore arretramento qualora la crisi dovesse proseguire.
Anima sollecita interventi delle istituzioni orientati a una politica industriale di medio-lungo termine per sostenere il comparto, affrontando con urgenza le criticità energetiche, la formazione delle competenze e le condizioni che influenzano la domanda e i costi di produzione.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/meccanica-frenata-ricavi-calo-un-azienda-due-AIOxLOVC

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