Il valore complessivo delle imprese italiane titolari del Marchio storico ha continuato a crescere e nel 2025 il loro fatturato aggregato ha raggiunto 93,6 miliardi di euro. La distribuzione territoriale resta però fortemente sbilanciata: la Lombardia da sola concentra il 49,1% del totale, pari a circa 46 miliardi, quasi nove volte il valore complessivo del Mezzogiorno (Isole comprese), fermo a 4,8 miliardi, e quasi cinquanta volte quello del Lazio.
La soglia delle mille aziende titolari del Marchio storico è stata superata lo scorso marzo. L’associazione Marchi storici d’Italia ha illustrato il quadro del giro d’affari in occasione di una giornata dedicata al Made in Italy, alla quale hanno partecipato con messaggi il presidente del Consiglio e il ministro delle Imprese, che hanno definito queste imprese un elemento fondamentale dell’identità nazionale e un motore economico del Paese.
Dallo studio emerge la predominanza del settore manifatturiero, che rappresenta l’88% delle imprese storiche, con l’agroalimentare in posizione di rilievo: le aziende del comparto hanno generato 53,7 miliardi di fatturato. Di questo ammontare, il 61% proviene da prodotti agricoli e alimentari, circa un quarto (intorno a 13 miliardi) è attribuibile a vini e spiriti, mentre le rimanenti quote si ripartiscono tra aziende del caffè (8%) e del settore acqua e bevande (5%).
Il numero di occupati complessivo nel perimetro dei Marchi storici ha superato quota 360.000 unità. Dall’avvio del Registro nel 2020, quasi 200 imprese hanno presentato domanda ogni anno, segnando una crescita costante del fenomeno.
Le differenze territoriali non riguardano solo la quantità di imprese. In Lombardia operano 226 imprese storiche con un fatturato complessivo di 46 miliardi; nel Lazio le imprese registrate sono 44 ma il fatturato complessivo si attesta a poco più di un miliardo. Ne deriva un fatturato medio per impresa molto diver­so: circa 204 milioni in Lombardia contro 23 milioni nel Lazio. Completano il podio regionale il Veneto con 17,4 miliardi e l’Emilia-Romagna con 16,8 miliardi. Al Sud la Campania si colloca in testa con un giro d’affari di 2,5 miliardi realizzato da 27 imprese storiche, pari a una media di 93 milioni per azienda.
Il quadro potrebbe evolvere nei prossimi anni in seguito alla riforma del Fondo Salvaguardia Imprese, aggiornata dalla legge sulle Pmi entrata in vigore il 7 aprile. La normativa consente ora ai Marchi storici di acquisire imprese in crisi all’interno della stessa filiera, aprendo la strada alla costituzione di poli più solidi e competitivi. Per Massimo Caputi, presidente dell’Associazione Marchi storici d’Italia, si tratta di «un cambio di paradigma» che favorirà il rafforzamento delle filiere e il mantenimento del valore ancorato al territorio.

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