Lunedì mattina si è verificato un nuovo incidente mortale all’ex Ilva di Taranto. La vittima è stato un operaio di 36 anni, Loris Costantino, dipendente di una ditta dell’appalto esterno. Mentre si trovava su una passerella grigliata del reparto agglomerato, è caduto da un’altezza di dieci metri. Questo tragico evento ricorda la morte di Claudio Salamida, 47 anni, avvenuta il 12 gennaio scorso nel reparto Acciaieria 2.
Di fronte a questa ennesima tragedia sul lavoro, la segretaria generale della Cisl Fumarola ha commentato che “il cordoglio e la vicinanza alla famiglia dell’operaio deceduto si uniscono ad una preoccupazione estrema: non è accettabile continuare a contare vittime nei luoghi di lavoro. È evidente che in troppi casi continuano a mancare adeguata manutenzione, controlli rigorosi e investimenti sulla sicurezza. La tutela della vita deve essere una priorità assoluta, senza deroghe e senza rinvii”.
Fim, Fiom e Uilm hanno immediatamente proclamato 24 ore di sciopero per tutti i dipendenti diretti e in appalto, occupando anche la direzione aziendale. I sindacati di categoria sostengono che la perdita di vite umane sul fronte occupazionale rappresenta una ferita aperta nel Paese, e richiedono un intervento immediato e deciso per migliorare la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Il Tribunale di Milano ha imposto all’acciaieria di Taranto di adeguare le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale, altrimenti sarà costretta a sospendere la produzione dell’area a caldo dal 24 agosto. Questa decisione ha importanti implicazioni sul futuro dell’ex Ilva di Taranto e sulla destinazione di migliaia di lavoratori.
Il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato che “cambia tutto” per l’ex Ilva di Taranto dopo la sospensione dell’area a caldo. Le prospettive produttive e occupazionali sono ora al centro della discussione, con il coinvolgimento di investitori e autorità competenti.
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