La crescita apparentemente inarrestabile del mercato mondiale dell’arredamento sembra aver subito delle turbolenze ancor più consistenti rispetto a quelle causate dalla pandemia. Nel corso del 2020, l’epidemia da Covid ha determinato una brusca frenata nella produzione e nei consumi, ma già nella seconda metà di quell’anno ha preso avvio una ripresa graduale destinata a trasformarsi in una delle più robuste espansioni mai sperimentate dall’industria dell’arredamento dall’era post-bellica, perdurante per oltre due anni. Tuttavia, le tensioni geopolitiche, l’ inflazione galoppante e le politiche protezionistiche (effettive o minacciate) degli Stati Uniti hanno dapprima rallentato tale crescita per poi farla scivolare in una fase di declino. Nel 2023, secondo i dati riportati nel rapporto World Furniture Outlook 2025/2026 redatto da Csil (Centro Studi Industria Leggera), il commercio globale di mobili ha subito una contrazione del 9% in termini di dollari statunitensi, nonostante il contesto inflazionistico. Le prime proiezioni per il 2024 indicano una lieve ripresa del mercato, con un modesto incremento del valore del commercio internazionale di mobili, attestatosi intorno ai 178 miliardi di dollari. Le prospettive per il commercio globale si sono deteriorate a causa dell’aumento dei costi e dell’incertezza legata alle politiche commerciali, caratterizzate da tariffe doganali prima annunciate, successivamente sospese, rinegoziate, reintegrate e infine nuovamente sospese. Tale incertezza ha influito sulle scelte globali in termini di commercio e investimenti. Gli analisti di Csil evidenziano che le prospettive per il futuro sono impattate negativamente dall’agenda protezionistica della nuova amministrazione statunitense, tanto da prefigurare una contrazione del commercio mondiale di mobili nel 2025. La Cina si conferma come principale esportatrice, seguita a distanza da Vietnam, Polonia, Italia e Germania. Dopo un forte incremento nel 2021, le esportazioni cinesi hanno subito un significativo calo nel 2022 e 2023, con una ripresa parziale nel 2024. Gli Stati Uniti risultano essere i principali importatori di mobili, seguiti da Germania, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi. Le importazioni statunitensi di mobili hanno raggiunto i 41 miliardi di dollari nel 2024, corrispondenti a circa un quarto delle importazioni globali. Interessante notare che su 100 Paesi oggetto dell’analisi condotta da Csil, ben 24 individuano gli Stati Uniti come la destinazione principale delle loro esportazioni. Tra questi, 10 Paesi esportano oltre il 50% del totale delle proprie spedizioni di mobili verso il mercato statunitense. È percettibile un’incertezza connessa alle politiche commerciali internazionali che potrebbe spingere i Paesi a diversificare i mercati di esportazione. Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina potrebbero portare a significativi riassestamenti degli scambi, generando preoccupazioni nei mercati terzi per un’accresciuta concorrenza da parte delle esportazioni cinesi. Il calo del potere d’acquisto delle famiglie, innescato dall’alta inflazione e dai tassi d’interesse, le restrizioni nelle opzioni di finanziamento e le incertezze del contesto economico, sociale e politico hanno influito sui consumi di mobili nel 2023 e 2024, con un ritorno agli acquisti quasi al livello del 2019 nell’ultimo anno menzionato. A livello globale, si prevede che tale valore rimarrà sostanzialmente stabile nel 2025 in termini reali, con un modesto miglioramento nel 2026.

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