Non ufficiale, ma sempre più concreta, è la minaccia delle chiusure nel mondo delle imprese della carta a causa dell’impennata dei prezzi del gas che sta mettendo a dura prova gli imprenditori. Dopo le difficoltà del 2022 e 2023 legate ai costi energetici, si torna a discutere di valutazioni drastiche per fronteggiare la situazione attuale. L’aumento dei costi, che ha raggiunto il 30% da ottobre ad oggi, sta costringendo molte aziende a prendere decisioni cruciali nelle prossime settimane.
La Cartesar di Salerno, con un fatturato di 43 milioni e 50 dipendenti, cerca di resistere ma non esclude chiusure. Anche la Cartiere del Garda, con un fatturato di 350 milioni e 490 dipendenti, si prepara ad affrontare un possibile scenario simile a quello del passato, con un ulteriore aumento dei costi energetici. Il presidente di Assocarta, Lorenzo Poli, riflette sul difficile contesto, ricordando il problema della competitività rispetto ai concorrenti stranieri.
La speculazione finanziaria continua a far salire i prezzi dell’energia, creando una situazione di incertezza nell’ industria cartaria. Gli imprenditori sono costretti a valutare nuove “fermate produttive” come soluzione temporanea. Tuttavia, si prospetta uno scenario complesso anche sul fronte dell’ occupazione, con la necessità di ricorrere ad ammortizzatori sociali.
La carta proveniente da altri Paesi rappresenta già il 55% del fabbisogno nazionale, causando una perdita di competitività per l’Italia. La disparità nei costi energetici, dovuta alla dipendenza dal gas, penalizza ulteriormente il settore. Gli imprenditori chiedono interventi concreti, come la gas release e la tutela delle esportazioni delle materie prime, per fronteggiare la concorrenza estera.
Inoltre, si sottolinea la necessità di un miglior utilizzo degli scarti provenienti dal macero, proponendo il recupero energetico in loco come soluzione per ridurre i costi di smaltimento e contribuire alla decarbonizzazione dell’ industria cartaria.
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