Un’ indagine ha rivelato un presunto scandalo di manipolazione dei dati riguardanti le emissioni di CO2 presso le Acciaierie d’Italia (ex Ilva), che avrebbe portato a un ingiusto profitto per l’azienda. Dieci individui legati all’amministrazione precedente sono sotto indagine per presunta truffa allo Stato, con accuse di aver operato per ottenere quote di CO2 superiori a quanto spettante. Gli atti compiuti in passato hanno spinto la Guardia di Finanza ad eseguire perquisizioni nella sede dell’azienda. L’ indagine, condotta dalla Procura di Taranto, ha rivelato irregolarità significative nelle dichiarazioni delle emissioni, portando all’assegnazione di quote di CO2 in misura eccessiva, con implicazioni dirette sul Comitato ministeriale e sul mercato delle aste pubbliche.
Lo schema a cap-and-trade del Sistema Europeo di Scambio di Quote di Emissione ( EU ETS) è stato abusato attraverso la dichiarazione di dati sbagliati circa i consumi di materie prime e i livelli di attività, oltre alla sottostima delle emissioni reali. Questa frode ha portato a vantaggi finanziari per Acciaierie d’Italia, a discapito del sistema e del mercato stesso. L’ indagine in corso si concentra sulla ricostruzione dettagliata delle pratiche scorrette e sulla quantificazione precisa delle quote coinvolte.
Il sistema EU ETS è un meccanismo chiave per ridurre le emissioni di gas serra nei settori energivori, con l’obiettivo di disincentivare l’inquinamento. Tuttavia, la fine della gratuità delle quote di CO2 nel 2030 sta influenzando le strategie di aziende come Acciaierie d’Italia, che hanno dovuto riconsiderare piani di investimento e produzione per adeguarsi ai nuovi regolamenti.

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