La gestione dei fondi strutturali europei da parte delle regioni e dei ministeri italiani è da sempre segnata da una calma piatta, ma la situazione si sta aggravando in modo preoccupante durante la programmazione 2021-2027, quasi al limite del grottesco. A fine aprile, su un totale di 74 miliardi di euro disponibili, la spesa effettiva si attestava a soli 621 milioni, pari allo 0,9% del totale. Questi dati emergono dall’ultima trasmissione trimestrale a Bruxelles delle autorità di gestione dei programmi. Non si registrano segnali di accelerazione rispetto ai dati di fine dicembre indicati nella nota di aggiornamento al Def, quando la spesa era ferma a 535 milioni (0,7%). Senza un cambio di rotta radicale, diventerà impossibile utilizzare tempestivamente tutte queste risorse provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dal Fondo sociale europeo +, oltre al cofinanziamento nazionale. In mancanza di azioni concrete, scatterebbe il disimpegno automatico e i finanziamenti verrebbero reindirizzati ad altri Stati membri.
Divisi in una cinquantina di programmi gestiti da regioni e ministeri, i fondi devono essere impegnati entro il 2027 e spesi entro il 2029, ma ai ritmi attuali non sarebbe sufficiente neanche un paio di decenni. Se si cerca un segnale positivo, si può notare un aumento negli impegni di spesa, che sono passati da 4,2 a 6,8 miliardi in quattro mesi, tuttavia siamo ancora al di sotto del 10% delle risorse disponibili. Entro il 2025, la spesa dovrà raggiungere almeno i 7 miliardi per evitare il disimpegno automatico e non dover rinunciare ai finanziamenti europei. La Commissione europea ha rimarcato con forza l’urgenza di accelerare l’attuazione dei programmi di coesione, insieme al potenziamento delle capacità amministrative a livello nazionale e soprattutto locale.
La difficoltà nel spendere i fondi europei riflette le problematiche più ampie del sistema del paese nel realizzare investimenti pubblici. I ritardi nella programmazione 2021-2027 causati dalla pandemia hanno aggiunto ulteriori complicazioni. L’alto livello di contenzioso e i tempi lunghi della giustizia civile hanno contribuito a creare una situazione di stallo. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ( Pnrr) ha introdotto un notevole “effetto spiazzamento”, sovrapponendosi in parte con i fondi strutturali e offrendo un meccanismo di erogazione più rapido. Tuttavia, ci sono altri motivi che contribuiscono all’attuale situazione di stallo.
Il Ministro per gli Affari Europei e del Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, ha intervenuto in modo significativo sulla governance della coesione, con una riforma che ha portato alla chiusura dell’Agenzia per la Coesione. La riforma ha imposto alle regioni gli Accordi per la coesione per sbloccare le risorse del fondo nazionale Sviluppo e coesione. Tuttavia, i ritardi e le tensioni tra le varie istanze stanno ostacolando la spesa efficace dei fondi, mettendo a rischio la perdita di risorse cruciali per lo sviluppo del paese.

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