Dopo la pausa elettorale, la commissione bilancio al Senato si prepara a esaminare attentamente il decreto coesione. Questa fase non sarà solo una formalità, ma solleva discussioni intense. Le audizioni e gli emendamenti presentati finora evidenziano l’importanza della riorganizzazione del Fondo sviluppo e coesione (Fsc), di cui l’80% è destinato al Sud, e la ripartizione delle altre risorse statali. Anche la questione del cofinanziamento dei fondi strutturali europei è un punto critico.
Un esempio significativo è la quota minima di investimenti statali al Sud prevista dal decreto, fissata al 40%, che rappresenta un aumento rispetto al decreto coesione del 2016. La discussione si concentra sulle modifiche introdotte e sulle implicazioni per il Mezzogiorno. Anche il Fondo per la perequazione infrastrutturale ha subito tagli significativi, lasciando disponibili solo risorse limitate per gli anni a venire.
Il decreto coesione propone una riforma del Fondo, con una maggiore attenzione alle regioni del Mezzogiorno, ma senza affrontare il problema della scarsità delle risorse. Le proposte di modifica dei partiti sono giunte in commissione, inclusi emendamenti bipartisan che mirano a garantire alle Regioni l’accesso alle risorse necessarie per i Programmi europei di coesione.
Nonostante gli accordi firmati con numerose regioni, le risorse promesse tardano ad arrivare. Alcune regioni, tra cui Campania, Puglia e Sardegna, non hanno ancora ottenuto le risorse attese a causa di complicazioni burocratiche. Gli emendamenti presentati chiedono anche di istituire un Fondo di premialità per le Regioni che dimostrano un efficace utilizzo dei fondi europei entro il 2023.

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