Una perdita di ricavi stimata nell’ordine dei 270 milioni di euro, con 2400 posti di lavoro a rischio. Anche la filiera delle macchine utensili potrebbe subire un impatto negativo, pur se di portata limitata, dalla diffusione delle motorizzazioni elettriche nel mondo dell’auto. La stima realizzata da Alix Partners , in uno studio commissionato da Ice , Anfia e Ucimu-Sistemi per produrre , prova a gettare lo sguardo in avanti al 2030, quando le nuove regole imposte dalla commissione europea (lo stop alle immatricolazioni delle vetture a motorizzazione endotermica dal 2035), saranno già pienamente operative nelle scelte di investimento delle aziende, così come nelle preferenze di consumo delle famiglie. Per il settore delle macchine utensili, che tradizionalmente vede nel mondo dell’auto il principale singolo settore committente, la stima è che l’automotive assorba il 45% della produzione totale, poco meno di tre miliardi rispetto ai 6,5 complessivi (dati 2022), con un peso maggiore legato all’export. L’ipotesi di lavoro è quella di vedere “danni” maggiori per il settore degli impianti ad asportazione, quelli direttamente coinvolti nella lavorazione dei componenti dei motori tradizionali, con una perdita di fatturato per la parte legata all’auto stimata nell’ordine del 26%, circa 400 milioni in meno nel passaggio dal 2023 al 2030. Emorragia in parte compensata dai progressi nelle vendite di tecnologie non convenzionali e di quelle a deformazione, più direttamente coinvolte nelle nuove produzioni, in grado di aggiungere nel complesso al settore 210 milioni di vendite. Nel saldo finale tra guadagni ed emorragie e tenendo conto anche di altre lavorazioni, i tre miliardi di vendite dirette al settore auto scenderanno nel 2030 di 268 milioni a quota 2,75 miliardi, frenata (per la parte legata all’auto) del 9%, che per singole aziende impegnate nelle tecnologie di deformazione potrà essere quasi tripla. Per il settore nel complesso, guardando alla produzione totale, si tratta però di una riduzione tutto sommato limitata, nell’ordine del 4% dei ricavi totali. Tenendo conto del calo della produzione ma anche delle possibili crisi aziendali conseguenti, lo studio vede a rischio per le 350 aziende del settore una platea di 2400 addetti, il 17% dei lavoratori delle macchine utensili coinvolti nella filiera automotive, il 7,5% rispetto all’occupazione totale, stimata in poco meno di 32mila unità. A mitigare l’impatto sono però le azioni delle aziende, che già ora adottano strategie di diversificazione su nuove componenti o su settori diversi, in primis all’aerospazio o l’energia. «I risultati che emergono da questo studio – spiega il direttore generale di Ucimu Alfredo Mariotti – non sono destabilizzanti: ci sarà sicuramente una riduzione di utilizzo di alcune tipologie di macchine utensili bilanciata però dall’incremento di utilizzo di altre. Questa riorganizzazione delle tipologie di produzione, che ha a che fare anche con il tema dell’innovazione, insieme alla riorganizzazione dell’attività commerciale, attraverso il ri-orientamento verso settori e mercati con una domanda più vivace e consistente, che è già parte delle abitudini delle nostre imprese, assicureranno sviluppo all’industria delle macchine utensili anche nel futuro. Detto ciò resta comunque fondamentale che questa transizione sia accompagnata, in modo ragionato, da provvedimenti adeguati sia su base nazionale che europea». Se per le macchine utensili il tema è da monitorare con grande attenzione, ponendo tuttavia alle imprese rischi gestibili, nella filiera dei componentisti che realizzano direttamente parti per veicoli che viaggiano a combustione interna il quadro, nell’analisi di Alix Partners, si presenta decisamente più complesso. Filiera composta da 1144 aziende, con orientamenti variabili verso le nuove tecnologie. Centoquaranta di quelle mappate (626), dunque il 22%, sono in effetti già attive in questo mondo, con componenti diretti alla motorizzazione elettrica. Quasi il 50% del campione è però attivo solo su componenti “tradizionali” e dunque è chiaramente a rischio. Come ovvio, la riduzione di fatturato si concentrerà in particolare qui, nelle parti legate alla combustione (oltre al motore anche il sistema di carburante, lo scarico ecc…) con un calo previsto del 50%, frenata che da sola vale 7 miliardi di euro da qui al 2030. Solo in parte compensata dall’aumento del 63% stimato per i ricavi dei componenti “elettrici”, che nel passaggio dal 2023 al 2030 passeranno da tre a cinque miliardi di controvalore. Il totale della filiera passerà così da 58 a 51 miliardi. Le ricadute occupazionali, negative, sono variabili e stimate nell’ordine delle 20-40 mila unità, fino al 30% degli addetti della filiera legati all’auto (130mila in tutta Italia, di cui oltre il 60% in Lombardia e Piemonte) , escludendo i costruttori e l’indotto indiretto. C’è però anche un’ipotesi estrema, quella in cui i volumi di auto prodotte scenderanno dal livello attuale fino a 700mila unità, esito non del tutto improbabile alla luce del trend recente. In questo caso, tra crisi aziendali e impatto legato al calo di fatturato, gli addetti a rischio salirebbero a 47mila unità. Per entrambe le filiere, componentisti auto e macchine utensili, a pesare è la riduzione del valore medio per veicolo delle componenti prodotte, legata ad una minore incidenza della componentistica rispetto ai motori endotermici, che a sua volta si traduce in minori lavorazioni meccaniche richieste. A fronte di una riduzione di valore di componenti e processi per 3200 euro a veicolo (tra motore, alimentazione, trasmissione e scarico), si stima che elettronica e batteria possano aggiungere 1300 euro. Tenendo conto di altre variabili in “dare e in avere”, si arriva ad un saldo netto negativo di 2700 euro per veicolo in termini di componentistica e processi. Nel caso delle macchine utensili, i 2500 di valore delle lavorazioni previste per ciascun veicolo potrebbero scendere a quota 2300, generando per questa via la riduzione del valore totale, come detto nell’ordine del 9%.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/macchine-utensili-l-auto-elettrica-2400-addetti-rischio-AGKqrxH

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