Il benessere di un Paese e la sua tenuta sociale passa anche dall’apporto che può arrivare dalla Distribuzione Moderna, così come successo durante un periodo di grande stress come la pandemia: questo il messaggio con il quale il presidente Cnel, Renato Brunetta, ha aperto i lavori del convegno “Il lavoro nel Retail 2030. La sfida del lavoro sostenibile per lavoratori e imprese”, organizzato da Federdistribuzione a Villa Lubin. Tutti noi abbiamo continuato a rifornirci presso i supermercati, sia food che non food. La grande distribuzione organizzata non ha fatto mancare nulla e ha salvato l’Italia: così il presidente Cnel, che ha sottolineato come la rete della Distribuzione Moderna rappresenti un presidio sociale e non solo commerciale che può giocare un ruolo importante sul territorio. Il recente rinnovo del contratto collettivo nazionale siglato da Federdistribuzione e sindacati è stata una bella notizia. Molte rigidità del mercato del lavoro possono essere risolte mediante la contrattazione perché il contratto è elemento vivente di un’economia e di una società.
E a sottolineare la grande importanza della contrattazione collettiva anche il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, il quale ha ribadito come essa abbia dato, negli anni, un contributo notevole anche agli istituti di welfare oggi presenti e che sono frutto proprio di quella contrattazione, a volte anche litigiosa, ma alla quale bisognerebbe dare più valore. Oggi il mondo sta cambiando e purtroppo abbiamo dei ritardi sull’orientamento perché il match tra domanda e offerta non si fa solo nel momento del fabbisogno, ma si orienta. Per questo siamo pronti ad ascoltare Federdistribuzione, organismo che, nel corso del convegno, ha presentato i numeri del settore secondo i dati elaborati da PwC in collaborazione con Adapt, su un campione rappresentativo delle aziende associate: oltre 440mila occupati, in crescita del 7% tra 2018 e 2022, di cui quasi un quarto over 50.
Secondo i dati presentati ieri, gli occupati under 30 nel settore della distribuzione sono il 19,5%, numero che supera la media italiana del 13%. Inoltre, nell’86% dei casi, i contratti sono a tempo indeterminato, con il 44% delle persone assunte part-time e una predominanza femminile nella forza lavoro (il 63% del totale, sopra la media italiana del 42%). In forte aumento il turnover: il 64% delle imprese dichiara una forte crescita dal 2022, trend che riflette un cambiamento avvenuto dopo la pandemia nella piramide dei bisogni personali. Abbiamo sentito la necessità di discutere il tema del lavoro in un confronto aperto in cui venga considerato anche l’ impatto dell’intelligenza artificiale nel futuro del settore, ha dichiarato il presidente di Federdistribuzione, Carlo Alberto Buttarelli.
Nel proprio intervento a Villa Lubin, Buttarelli ha anche annunciato la creazione di un osservatorio permanente sul lavoro nel settore della distribuzione, comparto al quale, secondo la senatrice Dem, Cristina Tajani, presente al convegno, potrebbe giovare un ragionamento sul salario minimo. Di tutt’altro avviso il presidente della commissione Lavoro della Camera, Walter Rizzetto, anch’egli in sala, il quale, proprio in risposta alle parole dell’esponente Pd, ha evidenziato il rischio di allontanarsi da contrattazioni collettive virtuose che si potrebbe correre fissando un salario minimo. Secondo Rizzetto, invece, per aumentare la produttività c’è bisogno di incentivi e di una formazione moderna, continua, aggiornata e obbligatoria insieme ad una contrattazione dal primo al secondo livello che certifichi l’abito adatto alla propria forza lavoro.

Maggiori approfondimenti: http://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/l-importanza-della-grande-distribuzione-nel-tessuto-sociale-1.3286780

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