Solo una piccola percentuale degli Italiani si dichiara soddisfatto del proprio lavoro attuale, e un numero ancora più esiguo afferma di essere felice sul posto di lavoro. Questi sono solo alcuni dei risultati emersi da un’indagine condotta dal Politecnico di Milano in collaborazione con BVA Doxa. La situazione diventa ancora più complessa se si considera il futuro del lavoro e la necessità di adattarsi alle innovazioni tecnologiche, specialmente per quanto riguarda l’ intelligenza artificiale (IA).
Un dato significativo è che un quarto dei lavoratori ha già avuto esperienza con soluzioni di IA generativa nell’ultimo anno, anche se la maggior parte solo in modo sporadico. La consapevolezza dell’impatto potenziale dell’IA è diffusa, con una parte dei lavoratori preoccupata per le conseguenze sul proprio impiego, come la precarizzazione del lavoro o la riduzione della rilevanza delle proprie competenze.
Tuttavia, non mancano gli ottimisti che vedono nell’IA generativa un’opportunità per migliorare le proprie performance lavorative, acquisire nuove competenze e persino ridurre l’orario di lavoro. Parallelamente ai timori per il presente e per il futuro del lavoro, si pone infatti l’esigenza di upskilling e reskilling, sfida cruciale per le aziende e i dirigenti HR.
Per far fronte alla carenza di talenti, molte aziende stanno adottando strategie come l’espansione dei canali di ricerca, il ricorso a società specializzate per la selezione del personale e l’offerta di salari più competitivi. Le difficoltà maggiori si riscontrano nel reperimento di profili digitali, settore in cui è in corso una vera e propria “guerra al rialzo” dei salari con possibili conseguenze negative sulla competitività del mercato e sull’equilibrio retributivo interno.
La soluzione individuata per affrontare queste sfide si basa sull’ upskilling e il reskilling del personale, con l’obiettivo di formare le risorse interne e riconvertire quelle a rischio di disoccupazione verso professioni più richieste. Si evidenzia un accresciuto interesse da parte delle aziende nei confronti della formazione continua e delle nuove dinamiche del mercato del lavoro.
L’implementazione di politiche di upskilling e reskilling, l’automatizzazione di attività ripetitive e la ridefinizione dei modelli organizzativi per favorire lo sviluppo delle competenze sono solo alcune delle strategie che le aziende intendono adottare nel prossimo futuro per adattarsi alle sfide dell’evoluzione digitale e tecnologica.

Maggiori approfondimenti: http://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/digitale-le-aziende-e-il-talent-shortage-se-i-profili-non-si-trovano-allora-si-formano-1.3286410

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