La Cassazione ha emesso una sentenza fondamentale (sentenza n. 9331) che riguarda la validità dei contratti di investimento nel contesto finanziario. Secondo la Corte Suprema, il contratto quadro di acquisto titoli diventa nullo se è sottoscritto da solo uno dei due investitori, con ripercussioni dirette sulle operazioni di acquisto che coinvolgono entrambi i contraenti. Non è pertanto necessario valutare se la firma dell’altro contraente sia stata essenziale per l’accordo.
Il caso su cui si è espressa la Cassazione riguardava una coppia di coniugi risparmiatori che avevano proposto ricorso contro Unicredit, chiedendo l’annullamento del Contratto di Investimento a causa di un vizio nella Forma Scritta: la firma della donna, co-titolare del conto, era risultata falsificata. La Corte d’Appello aveva inizialmente respinto la richiesta, ritenendo che in presenza di un Conto Cointestato, fosse possibile agire anche in modo individuale senza compromettere la validità dell’accordo per entrambi i co-titolari.
Tuttavia, la Suprema Corte ha ribaltato questa decisione, precisando che nel campo dell’ Intermediazione Finanziaria, un contratto-quadro sottoscritto da uno solo dei due investitori risulta nullo per mancanza di Forma Scritta, comportando l’invalidazione degli ordini di acquisto per entrambi, indipendentemente dalla rilevanza della partecipazione del secondo contraente il cui coinvolgimento potrebbe essere stato contraffatto.
Secondo i giudici di legittimità, non ha senso considerare la partecipazione di uno dei contraenti come non essenziale per derogare ai requisiti di forma richiesti per quel tipo di contratto. Inoltre, si evidenzia la necessità di uniformità nel trattamento delle partecipazioni dei contraenti, indipendentemente dal numero di risparmiatori coinvolti.

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