La tensione è alta alla Sider Alloys, l’azienda italo-svizzera che ha acquisito gli impianti di Portovesme dall’Alcoa, con i sindacati e i lavoratori che esercitano pressioni sul ministero dell’Industria e del made in Italy. L’obiettivo è ottenere, al più presto, la convocazione di una riunione istituzionale. Al centro della protesta c’è la mancata ripresa dell’intero complesso industriale in cui, fino alla chiusura degli impianti nel 2012, venivano prodotte 150.000 tonnellate di alluminio primario per pani e billette.
Le dimissioni di due manager hanno alimentato ulteriormente le preoccupazioni, con le relazioni industriali ridotte al minimo e l’incertezza sul futuro della fabbrica che resta palpabile. Di conseguenza, le organizzazioni sindacali hanno tenuto un’assemblea recente in cui hanno ribadito la preoccupazione e confermato lo stato di agitazione. Un punto cruciale su cui si concentra l’attenzione è il piano di rilancio e le garanzie Sace, su cui i sindacati richiedono l’intervento del Governo.
All’interno del complesso industriale, la fonderia rimane attiva mentre si lavora al riavvio della sala elettrolisi, considerata fondamentale per la produzione di alluminio primario. La Sider Alloys, subentrata all’Alcoa sei anni fa, ha pianificato investimenti per 170 milioni di euro e l’inserimento di circa 400 lavoratori. Attualmente, la fabbrica conta poco meno di 100 dipendenti, ma la scadenza di tre contratti a termine e i numerosi lavoratori rimasti senza impiego generano ulteriori preoccupazioni.
Per affrontare la situazione, è stata richiesta un’incontro ufficiale con il ministero per valutare la situazione attuale. I sindacati chiedono un intervento deciso e l’attuazione concreta del sostegno alla produzione di alluminio, ritenuta strategica per il Paese.

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