Si rafforza l’influenza del “modello Pnrr” sulle politiche di coesione e agricola europee. Nella negobox, il testo negoziale non vincolante che apre il confronto tra gli Stati membri sul prossimo quadro finanziario pluriennale 2028-2034, è comparso un paragrafo denominato “Catalyst Europe”. Al punto 48 si afferma che 134 miliardi di euro saranno messi a disposizione degli Stati membri sotto forma di prestiti per l’attuazione di 27 piani nazionali e regionali, gli strumenti che sostituiranno gli attuali programmi regionali per la coesione e l’agricoltura e saranno finanziati con un fondo unico.
L’impostazione sembra proseguire sulla strada del debito comune inaugurata con gli strumenti utilizzati per Next Generation EU. La presidenza cipriota precisa che i prestiti saranno distribuiti secondo i principi di equità di trattamento, solidarietà, proporzionalità e trasparenza. Viene inoltre stabilito che la quota destinata ai tre principali beneficiari non potrà superare il 60% dell’importo disponibile: secondo le valutazioni dell’Europarlamento i maggiori beneficiari dovrebbero essere Polonia, Francia e Spagna. L’Italia figura al quarto posto nella graduatoria.
Il negoziato prenderà forma nel secondo semestre dell’anno sotto la presidenza irlandese, con l’obiettivo – auspicato dal presidente del Consiglio europeo – di chiudere l’accordo entro la fine del 2026. Sul tema sono in corso confronti politici e tecnici, come è emerso anche nelle recenti comunicazioni della premier e nei lavori del Forum PA chiuso a Roma.
Fonti del ministero per le Politiche europee hanno indicato alcuni paletti che l’Italia sta cercando di inserire nelle trattative a Bruxelles. Tra le richieste principali c’è la garanzia che anche le regioni più sviluppate e quelle in transizione mantengano una quota riservata di risorse, come avviene oggi, e non siano esclusivamente concentrate sulle regioni meno sviluppate. Questa esigenza è stata motivata come coerente con l’obiettivo di sostenere la competitività, una delle nuove priorità del prossimo bilancio comune.
Altro oggetto di negoziazione riguarda l’entità dei pagamenti iniziali. Il metodo Pnrr ha assicurato anticipi molto generosi rispetto ai tradizionali programmi di coesione: aumentare la percentuale degli acconti nei programmi di coesione faciliterebbe la gestione dei flussi finanziari da parte delle amministrazioni e ridurrebbe il ricorso alle fidejussioni bancarie, che temporaneamente sottraggono risorse ai progetti.
Una richiesta condivisa da più delegazioni è l’aumento della soglia minima riservata alla spesa sociale. Il 14% indicato nella proposta iniziale per la spesa sociale è ritenuto insufficiente e c’è il timore che l’espressione “almeno il 14%” si traduca di fatto in un tetto massimo. La questione è stata sollevata anche nel corso di un workshop dedicato alle sfide della nuova programmazione europea.
I regolamenti in arrivo introducono cambiamenti sostanziali negli schemi di gestione delle risorse comunitarie a livello nazionale e territoriale. Al centro del dibattito rimane la governance e il ruolo delle regioni, che rischiano di essere marginalizzate in favore di una gestione più centralizzata verso gli Stati e la Commissione europea, come è stato criticato in relazione al Pnrr.
Il nuovo metodo, che prevede finanziamenti collegati al raggiungimento dei target più che alla rendicontazione dei costi sostenuti, solleva preoccupazioni tra le autorità di gestione regionali. Per gli operatori locali si tratta di un cambiamento profondo che richiederà chiarimenti sui livelli di controllo e sul ruolo delle magistrature contabili nazionali ed europea. La transizione verso questo modello è definita una sfida rilevante e impone un confronto onesto su cosa sarà richiesto agli enti di controllo.
Dal punto di vista delle risorse complessive, con un ottimismo misurato è stato stimato che per l’Italia, nel periodo 2028-2034, la dotazione combinata per coesione e agricoltura, inclusa la componente debito, potrebbe avvicinarsi a quasi 140 miliardi di euro. Nel dibattito tecnico è emersa anche l’indicazione, rivolta in particolare alle amministrazioni regionali, di anticipare il lavoro sui target intermedi per accelerare l’erogazione delle rate e ridurre la dipendenza dai sistemi bancari e assicurativi.
Prima di poter definire i nuovi equilibri sarà però fondamentale chiarire quali poteri negoziali e quale margine di autonomia avranno le regioni nel nuovo assetto. Il confronto proseguirà nei prossimi mesi a Bruxelles e nelle capitali, con sullo sfondo le priorità politiche e le esigenze amministrative dei diversi livelli di governo.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/bilancio-ue-spunta-l-idea-134-miliardi-prestiti-coesione-e-agricoltura-AIaZW5cD

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