L’Italia si classifica 31ª nella graduatoria del Global Innosystem Index 2026 elaborato da Teha, collocandosi alle spalle di Paesi come Portogallo, Lituania, Nuova Zelanda, Repubblica Ceca e Lettonia. Il rapporto, presentato in occasione del Technology Forum di Stresa, mette in evidenza un quadro di criticità che penalizza il sistema nazionale dell’innovazione.
L’indice confronta 49 Paesi su cinque macro-dimensioni: capitale umano, Risorse finanziarie a supporto dell’innovazione, Innovatività dell’ecosistema, Attrattività dell’ecosistema ed Efficacia dell’ecosistema innovativo. Rispetto all’edizione comparabile del 2023 la posizione dell’Italia è sostanzialmente stabile, ma il posizionamento resta lontano dai leader globali.
Il dato più problematico riguarda il capitale umano, dove l’Italia è 33ª. Il Paese soffre per il basso numero di laureati in età giovane e per un livello di spesa pubblica in istruzione contenuto: la spesa pubblica in educazione è pari al 4,07% del Pil, collocando l’Italia al 37° posto. Il confronto con i Paesi top è netto: la Svezia destina il 7,32% del Pil all’istruzione e guida la classifica per capitale umano.
Sul fronte della formazione universitaria l’Italia mostra un ritardo significativo: la quota di laureati tra i 25 e i 34 anni è del 31,58%, percentuale che la pone al 35° posto a livello mondiale e la separa nettamente da Paesi come Corea del Sud, Canada e Regno Unito. Anche la quota di laureati in discipline scientifiche è inferiore a quella di molti competitor: l’Italia è 21ª con il 23,55% dei laureati in ambito STEM.
Le risorse finanziarie a sostegno dell’innovazione rappresentano un’altra debolezza: l’Italia è 30ª in questa macro-area. Gli investimenti privati in ricerca e sviluppo sono bassi (0,79% del Pil), mentre il valore complessivo degli investimenti R&D raggiunge l’1,38% del Pil. Il venture capital rimane limitato, attestandosi allo 0,03% del Pil, un freno allo sviluppo di startup tecnologiche e alla nascita di unicorni.
Nonostante le carenze in capitale umano e investimenti, emergono punti di forza nell’efficacia dell’ecosistema innovativo e nella solidità industriale e scientifica. Con un punteggio di 4,53 l’Italia è sesta al mondo per capacità di trasformare ricerca e innovazione in risultati economici concreti, precedendo Paesi come Germania, Francia e Cina.
La qualità della ricerca scientifica Italiana risulta elevata: il Paese è quinto per numero di pubblicazioni (circa 814.000) e citazioni (circa 4.365), indicatori che misurano impatto e rilevanza internazionale. In ambito commerciale, l’Italia occupa il 6° posto mondiale nella bilancia commerciale dei servizi R&D, con un saldo positivo di 3,71 miliardi di dollari, segnale della competitività nell’offerta di servizi di ricerca avanzata.
Un altro asset strategico è la capacità computazionale: l’Italia si colloca 7ª al mondo per potenza di calcolo dei supercomputer, con un valore di 15,08 per 1.000 abitanti. Questa dotazione di High Performance Computing è considerata fondamentale per applicazioni di intelligenza artificiale e per l’analisi di grandi moli di dati.
Sul fronte dell’attrattività internazionale l’Italia risulta al 15° posto (punteggio 60,30), valutata su parametri quali apertura internazionale, efficienza e dotazione infrastrutturale. Tuttavia, l’ecosistema mostra fragilità sul versante delle competenze digitali avanzate: il Paese è 42° per numero di sviluppatori software, con 28,79 developer ogni 1.000 abitanti, molto al di sotto dei livelli dei Paesi leader.
In sintesi, il rapporto evidenzia come il ritardo strutturale dell’Italia dipenda soprattutto da investimenti in istruzione e ricerca e da una limitata massa critica di competenze avanzate. Allo stesso tempo il Paese dispone di risorse preziose — qualità della ricerca, export manifatturiero e infrastrutture tecnologiche di eccellenza — su cui costruire strategie mirate per attrarre talenti, stimolare investimenti privati e favorire la crescita delle imprese innovative nei prossimi anni.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/il-freno-capitale-umano-e-investimenti-italia-solo-31esima-nell-innovazione-AI7m5h8C

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