Dopo quattordici mesi di interventi e la rimozione dei ponteggi, Palazzo Marino torna alla città con i suoi decori rinati: fregi floreali, metope cinquecentesche, timpani e la successione di teste d’erme, leoni e tori che richiamano l’antico casato. Il restauro, il primo dopo circa quarant’anni, è stato presentato dal sindaco di Milano Beppe Sala e da Diego Della Valle, patron di Tod’s, che ha interamente finanziato i lavori.
I lavori, avviati nell’aprile 2024 e durati sedici mesi, hanno interessato 7.500 metri quadrati di facciate interne ed esterne. Il progetto è costato 2,3 milioni di euro a carico del gruppo marchigiano. L’edificio, progettato da Galeazzo Alessi e appartenuto a una famiglia di banchieri genovesi, è sede del Comune dal 1861.
La conclusione del restauro è stata annunciata come una restituzione ufficiale alla cittadinanza e accompagnata da un appello comune alla mobilitazione di altri imprenditori per sostenere interventi culturali e sociali. Sala ha ricordato le numerose esigenze della città, citando fra le priorità il Castello Sforzesco che necessita di manutenzione, oltre a iniziative a favore degli studenti, degli anziani e delle periferie. Della Valle ha proposto l’avvio di una campagna di raccolta mirata per promuovere interventi efficaci, definendola una forma di partecipazione civile delle imprese volta a rendere più attrattive le città senza oneri per i cittadini.
Tod’s aveva già sostenuto in passato altre operazioni di tutela del patrimonio, tra cui lavori al Colosseo e interventi nelle zone colpite dai terremoti. Il restauro di Palazzo Marino è stato gestito in confronto con la Soprintendenza e, secondo gli attori coinvolti, è stato completato nel rispetto di tempi e costi preventivati. Della Valle ha indicato l’operazione come esempio di collaborazione pubblico-privato, sottolineando la necessità che imprese e istituzioni lavorino insieme senza interessi contrastanti.
Il sindaco ha riconosciuto anche le difficoltà del settore della moda, richiamando i recenti approfondimenti giudiziari relativi a ipotesi di caporalato che hanno toccato diverse griffe, tra cui Tod’s, ma ha insistito sulla solidità di molte aziende e sulla loro capacità di contribuire al bene comune.
Il progetto è stato coordinato dall’architetto Michele Brunello dello studio Dontstop Architettura. Le quattro facciate dell’edificio, appartenenti a secoli diversi, sono state trattate con materiali e tecniche innovative pensate per pulire le superfici e consolidarne la struttura: un intervento paragonato metaforicamente a “iniezioni di calcio” per un edificio anziano. La ristrutturazione ha tenuto conto anche della fauna urbana; i ponteggi sono stati adattati per rispettare i rondoni che nidificano in piazza San Fedele.
L’iniziativa riapre il dibattito sul ruolo del mecenatismo contemporaneo e sulla possibilità che il coinvolgimento privato diventi strumento per affrontare le molteplici esigenze di manutenzione e rigenerazione del patrimonio culturale e urbano.

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