Il Senato e la Camera hanno approvato mercoledì sera la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni della presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, estendendo il campo d’azione anche al Medio Oriente.
A Montecitorio il Governo ha espresso parere favorevole su alcune parti della risoluzione presentata da Azione; Pd, M5S e Avs hanno però rifiutato il voto per parti separate, e il Governo ha espresso parere negativo sulle tre proposte, che sono state respinte.
La risoluzione del centrodestra condanna il ruolo «destabilizzante» dell’Iran nella regione e chiede di «salvaguardare l’integrità e la sicurezza delle frontiere dell’Unione europea», ritenendo necessario un loro efficace presidio. Il documento propone un mix di indirizzi in una situazione definita complessa e instabile: da un lato auspica il ritorno alla diplomazia per risolvere la crisi in Medio Oriente; dall’altro prevede il possibile rafforzamento delle operazioni marittime difensive Aspides e Atlanta «qualora la situazione sul terreno lo richiedesse» e l’erogazione di «forme aggiuntive di assistenza» dell’Ue ai Paesi del Golfo.
Nel frattempo la fregata missilistica Federico Martinengo, partita dal porto di Taranto con a bordo oltre 160 militari italiani, ha raggiunto l’area di Cipro per operazioni di protezione dell’isola.
Nonostante posizioni non sempre coincidenti tra gli alleati di Governo, è stata trovata una sintesi anche sulle questioni del Medio Oriente e dell’Ucraina. L’orientamento comune è di continuare a seguire i lavori del Board of Peace come osservatori e di sostenere ogni progresso diplomatico per il raggiungimento della pace in Ucraina, in coordinamento con Ue, Stati Uniti, Nato e G7. Rimane fermo l’impegno a fornire «il necessario sostegno multidimensionale» a Kiev e alla popolazione Ucraina e a mantenere la pressione europea sulla Russia.
Sul piano della politica europea, l’Italia sollecita una nuova strategia di sicurezza che garantisca la piena complementarità con la Nato, evitando duplicazioni, e richieda maggiori investimenti nella difesa.
La minoranza ha presentato quattro risoluzioni distinte: una del Pd, una del M5S, una di Avs e una a firma Azione-IV-Più Europa. Il Governo ha rilevato punti di convergenza soprattutto con il documento dei centristi e in parte con quello del Pd. Pd, M5S e Avs hanno chiesto congiuntamente un cessate il fuoco, la de-escalation in Medio Oriente e di non autorizzare l’utilizzo delle basi concesse in uso alle forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l’Iran.
Sul sostegno all’Ucraina le posizioni divergono: il Pd invoca il mantenimento del pieno sostegno politico e istituzionale al popolo e alle istituzioni ucraine; il M5S sollecita una «concreta e reale svolta politico-diplomatica»; Avs propone l’organizzazione di una più ampia conferenza multilaterale per la pace in Ucraina. Il documento dei centristi, sottoscritto in Aula da esponenti come Madia e Casini, pone un forte accento sul ruolo dell’Europa e include la partecipazione ai lavori avviati da Francia e Germania sul rafforzamento della deterrenza nucleare.
Il dibattito parlamentare era stato aperto dall’appello della premier alla coesione nazionale e dalla proposta di istituire un tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi, offerta giudicata tardiva dai gruppi di opposizione. Il Pd ha criticato la capacità del Governo nell’affrontare la crisi; M5S e Avs hanno definito l’esecutivo succube dell’amministrazione statunitense. Nella replica successiva alla Camera i toni si sono inaspriti e ogni mediazione è venuta meno.
Al dodicesimo giorno del conflitto la presidente del Consiglio ha definito l’intervento di Stati Uniti e Israele «unilaterale e fuori dal perimetro del diritto internazionale», pur affermando che «non possiamo permetterci l’Iran con l’arma nucleare». Ha ribadito che l’Italia non è coinvolta nel conflitto né intende entrarvi, che il Governo non è complice di scelte altrui e che la priorità rimane riportare la crisi su canali diplomatici. Tra le proposte avanzate c’è l’apertura di un confronto al G7 con il Consiglio di cooperazione del Golfo. L’esecutivo ha inoltre richiamato l’Iran a fermare gli attacchi «ingiustificati» ai Paesi limitrofi e chiesto che le azioni volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana da parte di Israele e Stati Uniti preservino l’incolumità dei civili.
La presidente del Consiglio ha condannato la strage di bambine nella scuola di Minab e gli altri civili uccisi in Libano, dichiarando di aver espresso a Israele la contrarietà a ogni escalation.
Anche la Cisl ha raccolto l’appello alla coesione, sottolineando come il conflitto in Medio Oriente e la guerra in Iran stiano già producendo forti ricadute sul piano sociale ed economico. La segretaria generale Fumarola ha richiamato la necessità di soluzioni condivise tra istituzioni e parti sociali per tutelare occupazione, famiglie, salari e pensioni e per sostenere le imprese ad alta intensità energetica, oltre a contrastare le speculazioni e mantenere sotto controllo prezzi e tariffe. Per la Cisl è indispensabile un progetto comune che rilanci una politica espansiva dei redditi, sostenga il lavoro e promuova innovazione, crescita e coesione.
Il Parlamento rimane così impegnato su più fronti: favorire iniziative diplomatiche per la riduzione delle tensioni in Medio Oriente, rafforzare la posizione europea in materia di difesa, proseguire il sostegno all’Ucraina e monitorare l’evoluzione delle missioni e dei dispositivi militari in area.
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