Nel contesto educativo italiano del 2024, emerge chiaramente una disparità significativa rispetto alla media europea per quanto riguarda il possesso di qualifiche e diplomi secondari superiori. La percentuale di coloro che hanno almeno una qualifica del genere si attesta al 66,7%, evidenziando un divario di 13,8 punti percentuali rispetto alla media dell’UE. Particolarmente interessante è l’analisi disaggregata per genere e territorio, con le donne che raggiungono il 69,4% rispetto al 64% degli uomini. I livelli più bassi si trovano nel Mezzogiorno, con cifre preoccupanti soprattutto nelle regioni come Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
L’Indagine conoscitiva condotta dall’Istat presso la Commissione Cultura e Istruzione del Senato ha anche evidenziato ritardi dell’Italia rispetto agli altri paesi europei riguardo all’istruzione terziaria tra i giovani. Nel 2024, solo il 31,6% dei 25-34enni italiani possiede un titolo terziario, cifra ben al di sotto della media europea. Le disparità territoriali si fanno ancora più evidenti, con livelli più alti nel Nord rispetto al Mezzogiorno.
La questione dell’occupabilità è centrale, soprattutto considerando che il 15,2% dei 15-29enni continua a essere Neet, anche se si è registrato un calo rispetto al 2020. Le differenze tra regioni sono marcate, con tassi più alti in alcune aree del Meridione.
Passando all’ asilo nido, l’offerta di servizi per la prima infanzia è in aumento, ma il gap tra posti disponibili e bambini da accogliere persiste, specialmente al Sud. Le disuguaglianze socio-economiche impattano l’accesso a questi servizi, evidenziando importanti differenziali tra fasce economiche diverse. La partecipazione dei bambini ai servizi educativi riflette in parte la geografia delle disponibilità, con una maggiore presenza in alcune regioni rispetto ad altre.
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