Le imprese piemontesi vedono migliorare le loro prospettive dopo un periodo di tre trimestri in contrazione, eccezion fatta per il settore manifatturiero che sta facendo i conti con l’incertezza globale, amplificata dall’introduzione e poi dalla sospensione dei dazi imposti dagli Stati Uniti. Un’indagine condotta a marzo dal Centro Studi dell’Unione Industriali Torino su circa 1.300 aziende manifatturiere e dei servizi ha mostrato un miglioramento dei parametri relativi alla produzione e agli ordini, mentre cresce l’incertezza riguardante l’ export.
Le aziende esprimono aspettative positive per l’occupazione (+7,0%), la produzione (+4,4%) e gli ordini (+2,9%), mentre restano negativi i saldi per l’ export (-3,6%) e la redditività (-5,2%). Gli investimenti sono confermati e coinvolgono oltre il 70% delle imprese, con un quarto di esse che punta all’acquisto di nuovi impianti. Nel settore manifatturiero si nota una maggiore cautela (saldo tra ottimisti e pessimisti al +1,7%), mentre il terziario continua la crescita iniziata durante la pandemia (+10,4%), favorito da una bassa esposizione all’ export che lo preserva da instabilità internazionali.
I settori che registrano un miglioramento delle aspettative includono cartario grafico (+24,1%), edilizia e impiantisti (+15,3%), chimica (+10,4%) e tessile-abbigliamento (+5,9%). In negativo resta la metalmeccanica, con saldi che indicano riduzione dei volumi nel trimestre, specialmente nel comparto dell’automotive e della meccatronica. A Torino, nel secondo trimestre 2025, il 22,2% delle aziende prevede un aumento della produzione, mentre il 17,6% si aspetta una diminuzione, con un saldo in crescita rispetto al trimestre precedente.
Il contesto economico richiede un’analisi accurata alla luce dei rischi del sistema economico occidentale. L’importanza dell’Atlantismo per l’Italia è sottolineata dal presidente dell’Ui, Marco Gay, che evidenzia la necessità di definire politiche efficienti e rapide a sostegno della manifattura, focalizzandosi sui costi energetici, sulla semplificazione burocratica e sugli investimenti privati. L’Europa rimane centrale, e occorre promuovere politiche che sostengano la manifattura per favorire investimenti strategici e il rilancio industriale.
Per Andrea Amalberto, alla guida degli industriali del Piemonte, i dati rivelano una resistenza delle aspettative per l’ economia locale, confermando la resilienza del sistema produttivo regionale nell’affrontare scenari complessi grazie alla solidità delle filiere, alla qualità del ‘Made in’ e alla capacità di presidiare mercati globali strategici.

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