La crisi nel settore delle telecomunicazioni italiano ha lasciato un’impronta profonda, protrattasi nel tempo. Tra il 2010 e il 2023, secondo le recenti statistiche rilasciate dalle associazioni datoriali e dai sindacati del settore, i ricavi hanno subito una diminuzione del 14,7 miliardi, scendendo a 27,2 miliardi, determinando una perdita del 35% del mercato. Dati significativi emergono da questo contesto. Nel 2010, il flusso di cassa era positivo per 10,5 miliardi, corrispondente al 21% dei ricavi, ma nel 2023 è sceso a 500 milioni. Se escludiamo l’onerosa spesa per le frequenze del 5G del 2022, il flusso di cassa di quell’anno sarebbe stato di 700 milioni, superiore alle cifre del 2023. In Italia, il settore ha registrato cali maggiori rispetto ad altri paesi europei, con una crisi legata a una redditività bassa e a una concorrenza intensa che spinge i prezzi al ribasso rispetto ad altre economie.

Di conseguenza, le imprese del settore stanno richiedendo interventi strutturali che vanno dall’abbassamento dei costi energetici (anche paragonando le società di telecomunicazioni alle imprese energetiche a lungo termine) all’azione del Governo per garantire una concorrenza equa nel mercato digitale tra telecomunicazioni e Big Tech, inclusa una contribuzione agli inves Timenti sostenuti dalle telco per le proprie reti. Inoltre, si chiede un’estensione degli incentivi del Piano 5.0 all’acquisto di beni e servizi nel settore delle telecomunicazioni.

I sindacati del settore anche sollecitano maggiore attenzione politica per il futuro di questo comparto strategico. Secondo la Fistel Cisl, i gruppi che hanno investito nel 5G non hanno ricevuto sufficiente sostegno nelle risorse e nelle infrastrutture politiche, che talvolta sono state affidate a compagnie straniere. Si sottolinea inoltre la necessità che attori come Google o Amazon, che usufruiscono delle tlc, contribuiscano in modo equo. Tuttavia, i sindacati ricordano che tutto questo richiede una maggiore attenzione politica.

Nel contesto dei consumi e della clientela, il mercato delle telecomunicazioni è in una fase statica. Nei primi nove mesi dell’anno, l’Osservatorio sulle comunicazioni di Agcom non ha rilevato variazioni significative nella rete di tlc in Italia, che conta 20,25 milioni di linee, di cui la maggioranza ormai in fibra. Tim si conferma il principale operatore con il 36,4% degli accessi ad alta velocità, seguito da Vodafone, Wind Tre e Fastweb. Sky Italia è l’operatore con il maggior dinamismo annuale, seguito da altri operatori minori che rappresentano oltre il 9% del mercato.

Per quanto riguarda le linee in fibra, Tim detiene la leadership con il 26,3% di quota di mercato, seguita da Wind Tre, Vodafone, Fastweb, Iliad e Sky Italia. Il settore delle telecomunicazioni in Italia sta affrontando sfide significative che richiedono un’azione concertata da parte delle istituzioni e delle aziende per creare un ambiente competitivo e sostenibile per il futuro.

Maggiori approfondimenti: http://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/la-lunga-crisi-delle-tlc-1.3348176

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