La nuova misura di incentivazione sta semplificando le decisioni di investimento e favorendo una ripresa degli ordini, pur rimanendo il vero banco di prova nei trimestri successivi, quando si esaurirà la coda dei piani congelati in attesa della normativa. Lo osserva Bruno Bettelli, presidente di Federmacchine, che rappresenta le associazioni dei produttori di impiantistica: circa 5.000 aziende con 52 miliardi di ricavi, operanti in settori come macchine utensili, linee per packaging, telai e forni per piastrelle e impianti per il trattamento di materiali, gran parte dei quali rientrano nella nuova incentivazione.
I primi segnali sono incoraggianti: gli ordini sbloccati non riguardano solo le macchine utensili ma anche altri processi produttivi. Tuttavia l’effetto pieno dipenderà dal consolidamento delle decisioni di investimento, molte delle quali erano state rinviate in attesa dell’entrata in vigore della normativa.
Secondo Federmacchine, a fronte di una tenuta delle commesse internazionali — cresciute nel primo semestre di quasi due punti — le commesse interne hanno accusato una flessione del 9,2% su base annua, con un calo superiore ai dieci punti nel trimestre aprile-giugno. Questa situazione di stallo si è interrotta il 12 giugno con l’avvio, da parte del GSE, delle piattaforme per le prenotazioni.
Resta però un nodo operativo: la modulistica necessaria per le imprese che hanno già completato l’investimento e devono finalizzare la richiesta al fisco non è ancora disponibile. Alcune associate hanno già ultimato l’installazione dei nuovi impianti e attendono l’“ultimo miglio” burocratico per completare l’iter. In questo senso l’apertura del tavolo di lavoro della Meccanica con il Mimit è considerata un passaggio importante per affrontare con metodo le questioni rimaste aperte.
Un’altra richiesta avanzata dalle imprese riguarda l’estensione temporale della misura oltre la scadenza attuale di settembre 2028, per ripristinare l’arco temporale inizialmente previsto, considerati i ritardi nell’avvio rispetto alla Legge di Bilancio. Su questo punto c’è ottimismo: trattandosi di una norma finanziata con fondi nazionali, i vincoli europei risultano meno stringenti rispetto al passato.
Rimane però una criticità significativa legata all’esclusione dall’incentivo di alcune tipologie di software. L’esclusione del software as a service (SaaS) in cloud è considerata un limite, poiché la fornitura di servizi digitali rappresenta ormai una componente fondamentale dell’offerta delle aziende del comparto, che va oltre la mera fornitura dell’hardware. La transizione del bene strumentale verso una piattaforma digitale è un obiettivo strategico per i produttori, che richiede anche misure di incentivazione adeguate per favorire l’evoluzione dei modelli di business.
Dal Governo era stata espressa disponibilità a valutare questi aspetti, ma al momento non si segnalano novità concrete. Questa incertezza crea un contesto che può frenare lo sblocco completo del potenziale dell’intervento.
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