Il Consiglio dei ministri ha deliberato la riduzione delle accise sul gasolio di 17 centesimi al litro, Iva compresa, misura valida fino al 25 agosto. Il provvedimento, limitato al solo gasolio, è arrivato al termine di un confronto tra la premier e i vicepremier, con il ministro dell’Economia, che ha determinato un ritardo di circa un’ora nell’apertura dei lavori dell’esecutivo.
La seduta del governo ha affrontato inoltre una serie di dossier istituzionali e normativi. Tra i provvedimenti in esame figura un decreto legge contenente disposizioni urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali. All’ordine del giorno erano presenti anche due disegni di legge: uno sulla delega al governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione, e l’altro sulla revisione della disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche prevista dal decreto legislativo 8 giugno 2001.
La Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori (Cisl) ha valutato positivamente la proroga del taglio delle accise, definendola «un segnale» utile a contenere nell’immediato gli effetti dei rincari su famiglie e imprese, pur sottolineandone il carattere temporaneo. La Cisl ha chiesto l’avvio di misure strutturali per affrontare la dinamica dei prezzi, evidenziando la necessità di un confronto stabile su politiche che tutelino redditi e potere d’acquisto, sostenendo fiscalmente i redditi medio-bassi e orientando eventuali entrate aggiuntive verso misure redistributive. L’organizzazione sindacale ha insistito inoltre sulla necessità di una strategia energetica che consenta di governare la formazione dei prezzi e rafforzare la coesione sociale.
Nel corso delle comunicazioni alla Camera dei deputati il ministro dell’Economia ha richiamato il tema della clausola di salvaguardia nazionale introdotta dalla riforma del Patto di stabilità europeo. Questa clausola consente agli Stati membri, al verificarsi di determinate condizioni, di ottenere maggiore flessibilità nelle dinamiche di spesa pubblica. Sulla richiesta di attivazione, il governo intende chiedere «tutto il massimo» per la sicurezza energetica, pari allo 0,6% del Pil, mentre per la parte riferita alla difesa la richiesta si fermerà allo 0,9%.
Il ministro ha precisato che la clausola originaria sulla difesa era pari all’1,5% annuo e che, nell’ambito di tale plafond, uno 0,3% all’anno — per un massimo complessivo di 0,6% — può essere destinato alla sicurezza energetica. Ha inoltre ricordato che la Commissione europea definisce le tipologie di spesa ammissibili e i relativi periodi di maturazione, per cui l’utilizzo della clausola dovrà rispettare le prescrizioni comunitarie: non tutte le spese sostenute da uno Stato possono essere automaticamente ritenute eleggibili.
Resta ora da vedere come verranno declinate nelle norme operative le misure annunciate e quali saranno i risvolti della riflessione politica sulle soluzioni strutturali invocate dai sindacati per contrastare l’erosione del potere d’acquisto di lavoratori, pensionati e famiglie.

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