La produzione industriale italiana registra a giugno una flessione mensile dell’1,0% e una diminuzione tendenziale dello 0,6%, secondo le stime ISTAT. Il risultato mensile erode ulteriormente un bilancio 2026 già fragile, che arriva a ridursi a una crescita prevista dello 0,5% per l’anno. L’andamento del mese evidenzia uno scenario a più velocità per i comparti produttivi.
Il settore tessile-abbigliamento è il più penalizzato, con un calo tendenziale di oltre sette punti percentuali. In contrazione risultano anche legno e carta, gomma e plastica, chimica, metallurgia e macchinari. La riduzione interessa soprattutto i beni di consumo (-0,7% su base congiunturale) e i beni intermedi (-0,9%), mentre i beni strumentali scendono del 2,1%. L’unico settore a mostrare una crescita congiunturale è quello dell’energia (+0,8%).
Su base tendenziale, a giugno mostrano segni negativi i beni di consumo (-3,2%) e i beni intermedi (-1,2%). Viceversa crescono i beni strumentali (+0,6%) e, in misura più marcata, l’energia (+1,7%). Tra le attività con gli incrementi tendenziali più elevati si segnalano la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali e strumenti di misura (+4,5%), la fabbricazione di mezzi di trasporto (+3,2%) e la fornitura di energia elettrica, gas e vapore (+2,3%). Le flessioni maggiori riguardano le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-7,1%), le altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine e apparecchiature (-3,6%) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-2,3%).
Tra i comparti in progresso si confermano elettronica e farmaceutica; il settore dei mezzi di trasporto beneficia in particolare del rimbalzo delle auto: la voce “autoveicoli” (che include anche i commerciali) mostra a giugno una crescita produttiva superiore al 10%. Nel complesso, il comparto dei mezzi di trasporto è il miglior settore del 2026 nel confronto del primo semestre, con un avanzamento di circa 10 punti.
Tuttavia, scorrendo i dati dei primi sei mesi emergono ancora diversi comparti in territorio negativo: moda, legno e carta, chimica e altri settori manifatturieri non registrano recuperi significativi. Il settore alimentare resta sostanzialmente in pareggio rispetto al 2025.
I dati manifatturieri si riflettono anche nelle dinamiche del PIL del secondo trimestre, che ha mostrato per l’Italia segnali di tenuta (+0,2% congiunturale, +1,0% su base annua), con la crescita trainata principalmente dai servizi e non dall’industria. Sulla base di questi elementi, l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha rivisto al rialzo la stima di crescita 2026 a +0,9% (quattro decimali in più rispetto alla precedente), sottolineando il ruolo della domanda interna mentre le esportazioni nette non mostrano contributi positivi.
L’export totale tra gennaio e maggio cresce complessivamente del 3,4%: però, su nove miliardi di incremento in valore corrente, circa sei miliardi derivano dall’oro in lingotti destinato alla Svizzera, elemento che ridimensiona i progressi del made in Italy. Le vendite estere 2026 segnano inoltre cali per alimentari, moda e mobili, mentre macchinari e mezzi di trasporto (escludendo le auto) non registrano miglioramenti.
A confronto con l’Europa, la produzione industriale francese a giugno scende leggermente (-0,1% su base mensile; -1,1% per la sola manifattura), mentre la Germania mostra segnali più positivi: il PIL tedesco del secondo trimestre è in progresso in linea con l’Italia e gli ordini manifatturieri di giugno superano le attese, con un guadagno mensile complessivo del 3,1% e del 6,5% su base annua, sostenuto soprattutto dalla domanda interna. In Germania i macchinari crescono a doppia cifra; sul fronte auto la produzione interna resta debole nel primo semestre (-3% complessivo), nonostante un mese di giugno positivo. Nei primi sei mesi in Germania sono state prodotte 2,1 milioni di automobili, mentre in Italia i volumi crescono del 26% rispetto ai minimi dello scorso anno, con 167 mila vetture prodotte nel periodo e un incremento del 4,5% a giugno.
Nel dettaglio statistico, a giugno 2026 l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisce dell’1,0% rispetto a maggio. Nella media del secondo trimestre si registra un aumento del livello della produzione dello 0,4% rispetto al primo trimestre 2026. Tenendo conto degli effetti di calendario (21 giorni lavorativi a giugno 2026 contro i 20 di giugno 2025), l’indice generale a giugno diminuisce dello 0,6% in termini tendenziali.
Il quadro resta quindi caratterizzato da luci e ombre: alcuni settori mostrano robustezza e contributi positivi, ma la debolezza diffusa in comparti chiave come moda e chimica pesa sui totali e rende incerta la traiettoria della ripresa industriale nel resto dell’anno.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/istat-produzione-industriale-1percento-giugno-24percento-anno-AJf05Lg

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