La FIGC Sardegna ha respinto la domanda di iscrizione dell’Olbia Calcio all’Eccellenza regionale, decisione che ha sancito l’esclusione del club gallurese dal campionato. Il provvedimento, motivato dal mancato perfezionamento della documentazione e dei requisiti entro il termine previsto, ha portato alla dichiarazione di rinuncia da parte della società. Al posto di Carbonia e Olbia sono state ripescate Villacidrese e la matricola Usinese.
La notizia mette fine a una storia lunga 121 anni, ma non costituisce tecnicamente un fallimento: la società, guidata oggi da Flavia Fiore, intende presentare ricorso contro la decisione e sostiene di avere completato regolarmente l’iter di iscrizione. Sul piano pratico, tuttavia, si tratta di una mancata iscrizione al massimo campionato regionale.
La crisi dell’Olbia era comunque annunciata da tempo. I problemi derivano in parte dalla gestione conclusiva dell’era Marino e dai debiti legati alla società Swiss Pro, con esposizioni creditorie e procedimenti per stipendi arretrati che hanno comportato provvedimenti di blocco dei beni. La retrocessione dalla Serie D al termine della stagione 2025-26 ha aggravato la situazione economico-finanziaria del club.
A inizio 2026 il club è stato acquisito da Prosoccer S.r.l., che ha ottenuto il 100% delle quote nella prospettiva di un risanamento. L’acquisizione, però, non ha consentito di estinguere tutte le esposizioni debitorie né di chiudere le controversie in corso con ex tesserati e dipendenti; alcune istanze sono state congelate da provvedimenti del giudice del lavoro. Nel febbraio 2026 il Tribunale di Tempio ha inoltre chiuso una procedura per istanza di liquidazione dopo la rinuncia di un giocatore.
Non si tratta della prima crisi formale del club: nell’agosto 2016 la storica Olbia Calcio S.r.l. aveva già subito un fallimento formale con conseguente revoca dell’affiliazione FIGC, da cui poi è nata la successiva rinascita sportiva. L’esclusione attuale segna comunque una cesura dolorosa per il calcio isolano.
Con la scomparsa dell’Olbia dal panorama agonistico desaparecono diciotto stagioni di Terza Serie legate al club, in larga parte riferite agli anni Sessanta e Settanta. Sommate alle undici stagioni perdute del Carbonia, la Sardegna perde quasi trent’anni di partecipazioni in Serie C, un’eredità che pesa sul valore storico del calcio regionale.
La vicenda ricorda come la storia sportiva sia spesso intrecciata con i contesti economici locali. Per la Gallura, l’epoca d’oro dell’Olbia è stata strettamente connessa allo sviluppo turistico ed economico degli anni Sessanta e Settanta, periodo in cui la città beneficiò di investimenti legati alla nascita della Costa Smeralda e alla crescita di attività come la compagnia aerea Alisarda. È in quegli anni che la presidenza di Elio Pintus portò il club a una stagione di grande rilevanza.
Sul piano simbolico l’Olbia è stata anche protagonista di episodi rimasti nella memoria dei tifosi, come la celebre replica ironica al commento di José Mourinho nel 2022: “La Serie C è come la Serie A. Solo più poetica e romantica”, slogan che, nel richiamare l’identità delle squadre di provincia, sottolinea il valore affettivo del calcio minore.
Oggi il quadro è segnato da incertezze e da una crisi economica che ha cancellato una lunga tradizione calcistica. Restano aperti i ricorsi e la possibilità di ulteriori sviluppi giudiziari e amministrativi, ma al momento l’esclusione dall’Eccellenza rappresenta una battuta d’arresto che modifica profondamente il panorama del calcio sardo.
Maggiori approfondimenti: https://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/dopo-carbonia-cala-il-sipario-su-un-altra-grande-del-calcio-sardo-1.3355680

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