Brepafin, la holding torinese che controlla il Gruppo Sila, ha definito un piano in due fasi per acquisire le attività del Gruppo Vimercati di Pero. L’operazione prenderà avvio con un affitto di ramo d’azienda e si concluderà con l’integrazione definitiva delle attività, il cui closing è atteso nei primi mesi del prossimo anno. I termini economici dell’operazione restano riservati.
L’unione tra le due realtà genererà un gruppo con oltre 220 milioni di euro di ricavi e circa 400 addetti in Italia, mentre il perimetro globale raggiungerà oltre 2.100 dipendenti. Brepafin, che riunisce gli azionisti delle famiglie Brero e Pavesio, controlla il Gruppo Sila, fondato nel 1943 a Orbassano e oggi specializzato nella progettazione e produzione di sistemi di comando cambio e cavi flessibili per l’industria automobilistica, con presenze in Polonia, Brasile, India e Cina.
Le attività acquisite da Vimercati, in mano dal 2015 all’indiana Viney Corporation Ltd, verranno rilanciate con il marchio NextHMI. Fondata nel 1947, Vimercati è specializzata in interruttori e contattiere per il settore automotive e impiega complessivamente oltre 800 lavoratori tra Italia e Romania, di cui circa 140 nella storica sede di via Monti a Pero. L’azienda dispone anche di uno stabilimento a Monterrey, in Messico.
Secondo Edoardo Pavesio, presidente del Gruppo Sila e tra i vicepresidenti dell’Associazione delle imprese della meccatronica di Torino, l’operazione rappresenta «un’occasione per rafforzare la competitività sui mercati, in una fase assai difficile», e dimostra come il percorso verso il consolidamento delle aziende italiane della componentistica auto sia praticabile.
Pasquale Colicchia, ceo del Gruppo Sila, sottolinea le sinergie attese a livello di prodotto e tecnologia e i vantaggi distributivi del nuovo assetto: l’attivazione dell’impianto messicano di Vimercati consentirà di operare direttamente sul mercato statunitense senza dazi, mentre la presenza di Sila in Asia aprirà opportunità in mercati strategici del comparto automotive. Queste presupposti costituiranno la base industriale per un piano di crescita commerciale con ricadute immediate.
Le due aziende, pur avendo storie parallele, vengono presentate dai vertici come realtà complementari: entrambe hanno una lunga tradizione produttiva e intendono proseguire nello sviluppo di prodotti e tecnologie italiani esportati a livello internazionale. L’operazione si configura come un passo significativo nel processo di consolidamento del settore della componentistica automobilistica italiana.

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