Nonostante un contesto internazionale caratterizzato da dazi, politiche protezionistiche, tensioni geopolitiche e rincari delle materie prime e dell’energia, le imprese italiane all’estero mantengono fiducia nel futuro e confermano le intenzioni di investimento. A emergere è l’Osservatorio Assocamerestero 2026, basato sulle rilevazioni raccolte dalle Camere di commercio italiane all’estero in Europa, Asia, Africa, Americhe e area Australia-Pacifico.
Secondo il sondaggio, il made in Italy conserva una forte capacità competitiva legata a qualità, stile e affidabilità. Il 40% delle imprese valuta il clima verso i prodotti italiani «molto positivo, con domanda in crescita», mentre un ulteriore 49% lo definisce «positivo, ma più selettivo rispetto al passato». Solo il 9% segnala una situazione stabile e il 3% un atteggiamento più prudente; non emergono indicazioni di peggioramento generalizzato.
Sono tuttavia evidenti differenze tra le aree geografiche. Il quadro più favorevole riguarda l’America Latina, dove l’80% degli intervistati segnala un clima «molto positivo», effetto anche delle aspettative legate all’accordo tra Unione europea e Mercosur. Più prudente la valutazione per l’Africa, con imprese divise tra chi percepisce stabilità e chi rinvia decisioni di investimento in attesa di maggiore chiarezza.
Nel complesso il 51% delle aziende dichiara l’intenzione di investire sui mercati esteri, il 26% adotta un atteggiamento prudente e il 20% punta a difendere le posizioni già acquisite; soltanto il 3% segnala riduzione dell’esposizione o degli investimenti. Anche le prospettive differiscono per aree: in Asia e negli Stati Uniti la totalità delle risposte indica imprese orientate a investire, mentre in Europa prevale la prudenza, con il 39% orientato a nuovi investimenti e il 33% concentrato sul mantenimento delle posizioni.
Tra i fattori che maggiormente influenzano le scelte di investimento, al primo posto figurano i costi energetici e delle materie prime, indicati dal 57% del campione. A seguire, al terzo posto con il 20%, si collocano politiche protezionistiche e tariffarie, a pari merito con la crescente competizione tra blocchi economici e con conflitti e tensioni regionali. Il rischio cambio e l’instabilità finanziaria sono segnalati dal 23% delle Camere, mentre l’instabilità normativa e politica dei singoli mercati raggiunge il 14%.
In questo scenario mutato, la qualità dei prodotti da sola non basta più: oltre alla forza del prodotto, le imprese indicano come prioritaria una strategia di medio-lungo periodo (indicata da oltre la metà del campione). Fondamentali risultano anche la scelta del partner commerciale (29%) e la conoscenza delle regole del Paese di destinazione (26%).
La concorrenza si fa più intensa: la Cina è citata come concorrente principale dal 77% delle Camere, seguita da Francia (46%) e Germania (43%). Per restare competitivi, il 71% degli operatori ritiene necessaria una maggiore promozione coordinata del made in Italy, mentre il 49% chiede un più forte sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle PMI.
Le prospettive per il prossimo biennio appaiono comunque favorevoli: per il 2026 l’obiettivo prevalente è mantenere le posizioni acquisite; per il 2027 l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita, con il 24% che stima una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità. Nessuno prevede un rallentamento generalizzato.
«Il made in Italy continua a essere percepito come un riferimento di qualità, stile e reputazione», osserva Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, aggiungendo che questo patrimonio non è più sufficiente da solo. Conta sempre di più la continuità della presenza, la conoscenza delle regole locali, la capacità di scegliere partner affidabili, di adattare il modello commerciale e di costruire strategie di medio-lungo periodo. La qualità resta il punto di partenza, non il punto di arrivo.
Per l’Europa l’Osservatorio restituisce l’immagine di un mercato maturo e prudente: non in difficoltà, ma caratterizzato da una maggiore cautela rispetto ad altre aree del mondo.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/la-crisi-non-ferma-made-italy-aziende-continuano-investire-all-estero-AJDufGM

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