Il mercato del venture capital in Italia mostra segnali di crescita, ma resta ancora lontano dal compiere quel salto di qualità auspicato da anni dagli operatori del settore. Il secondo trimestre dell’anno registra 76 round, in aumento rispetto ai 69 del trimestre precedente, mentre l’ammontare degli investimenti sale lievemente, passando da 411 a 427 milioni di euro.
Nel confronto tra il primo semestre di quest’anno e lo stesso periodo dell’anno precedente emerge però una dinamica mista: il numero di round è sceso da 210 a 145, mentre il valore complessivo degli investimenti è aumentato da 545 milioni a 813 milioni. Un segnale di consolidamento per alcuni osservatori, ma per altri indica una certa stasi rispetto al potenziale ancora inespresso del sistema Italiano.
Uno dei punti critici richiamati dagli addetti ai lavori riguarda l’assenza di un’adeguata architettura di policy nazionali ed europee in grado di sostenere e accelerare lo sviluppo del mercato. In assenza di un quadro regolatorio e di incentivi stabili, risulta più difficile competere con i maggiori Paesi europei: nel primo semestre la Gran Bretagna ha raggiunto investimenti per 20,3 miliardi di euro e la Francia 6,8 miliardi.
Tra i fattori che hanno inciso sulla riduzione delle operazioni nelle fasi iniziali (pre-seed e seed) viene indicato il mancato rinnovo degli incentivi fiscali al 30% per start up e PMI innovative, scaduti a dicembre 2025. A questo si aggiunge la fase di stallo nella governance di Cdp venture capital, che limita temporaneamente uno dei principali motori del mercato sia attraverso investimenti diretti sia tramite il supporto a fondi.
Anche l’avvio di nuovi fondi ha rallentato, parte per l’incertezza legata all’implementazione della nuova norma sulla concorrenza approvata a dicembre 2024, pensata per incentivare l’ingresso di investitori istituzionali in start up e PMI innovative. A livello comunitario viene inoltre segnalata la scarsa efficacia della proposta sulla cosiddetta “EU INC”, che avrebbe l’obiettivo di creare un quadro societario uniforme applicabile in tutta l’Unione Europea.
Nonostante i limiti della cornice regolatoria, sul fronte operativo si registrano risultati rilevanti: tra i casi citati emergono la quotazione al Nasdaq di Bending Spoons, il round da 58 milioni di WeRoad e l’operazione di Fincantieri, che ha acquisito quattro società con l’obiettivo di creare un polo nazionale nell’industria subacquea. Questi esempi indicano che la “materia prima” dell’ecosistema c’è e può tradursi in operazioni di rilievo.
Secondo Fabio Mondini de Focatiis, founding partner di Growth Capital, il mercato sta maturando: sebbene le operazioni nelle fasi pre-seed e seed siano diminuite, le dimensioni medie degli investimenti sono aumentate in modo significativo. A livello europeo, l’intelligenza artificiale è indicata come il principale motore degli investimenti, assorbendo ormai circa il 60% delle risorse complessive e interessando tutti gli stadi di finanziamento.
Più prudente la valutazione di Francesco Cerruti, direttore generale di Tech Alliance, che sottolinea come il destino del mercato nei prossimi mesi dipenda in larga misura dalle scelte politiche e regolatorie. Se il governo e le istituzioni riusciranno a chiarire e rendere operative le misure necessarie, compreso il Testo Unico sulle start up, è attesa un’accelerazione che potrebbe rendere il secondo semestre più dinamico; in assenza di interventi rapidi, si prevede comunque una crescita, ma contenuta, proseguendo la tendenza a “marce ridotte” osservata nella prima metà dell’anno.
Le attese per la fine dell’anno restano orientate verso un allineamento o una moderata crescita rispetto al 2025, stimata intorno a 1,7 miliardi di euro, ma la capacità di trasformare questi segnali positivi in una traiettoria di lungo periodo dipenderà soprattutto dal rafforzamento delle politiche pubbliche e dalla capacità di attrarre investimenti istituzionali su larga scala.
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