Il recente aumento del mercato europeo dei sistemi di accumulo a batteria (BESS) — che nel 2025 ha segnato un +45% rispetto al 2024 — si inserisce in un contesto in cui la volatilità dei prezzi energetici è tornata a farsi sentire. Le tensioni nello stretto di Hormuz hanno infatti determinato rialzi del prezzo del gas nell’Unione europea nell’ordine del 10–20%. In Italia, dove oltre il 60% dei processi termici industriali dipende ancora dal gas, tali variazioni si traducono direttamente in un aumento del costo del calore per le imprese.
In questo scenario la energy service company Renovis ha scelto di puntare su un modello alternativo: produrre calore di processo non più da combustibili fossili, ma da energia elettrica gestita nel tempo. L’azienda sviluppa integrazioni tra sistemi di accumulo, energy management system (EMS) e pompe di calore industriali per sfruttare energia disponibile nei momenti più convenienti e generare calore anche quando il prezzo dell’elettricità è vicino a zero.
Secondo Alessandro Brizzi, general manager di Renovis, il vantaggio è sia tecnologico sia economico. I sistemi di accumulo permettono di acquistare o utilizzare energia elettrica nei momenti di minor costo o quando è disponibile da fonti rinnovabili, immagazzinandola per renderla disponibile al momento del bisogno. Le pompe di calore industriali impiegano questa energia per produrre calore di processo, anche a temperature elevate, sostituendo le caldaie tradizionali.
L’elemento chiave è l’efficienza: grazie al coefficiente di prestazione (COP), una unità di energia elettrica consente di generare più unità di energia termica. Questo amplifica l’effetto economico dell’arbitraggio elettrico, perché non solo si acquista energia a basso costo, ma la si trasforma in una quantità superiore di calore utile. Il risultato è un progressivo disaccoppiamento tra il costo del calore e quello del gas, con una riduzione dell’esposizione alla volatilità dei combustibili fossili e un’ottimizzazione dell’approvvigionamento energetico su base oraria.
Rispetto a una pompa di calore alimentata direttamente dalla rete, l’integrazione di un sistema di accumulo a batteria consente di ridurre significativamente il costo dell’energia elettrica impiegata, sfruttando le fasce orarie con prezzi più bassi. L’effetto di arbitraggio viene ulteriormente ampliato dal COP della pompa: ogni chilowattora elettrico acquistato a basso costo si traduce in più chilowattora di energia termica. In applicazioni particolarmente favorevoli, questo approccio può comportare una riduzione del costo dell’energia termica prodotta nell’ordine del 30–40%.
Per Renovis non si tratta quindi di una nuova tecnologia, ma di un’integrazione intelligente di soluzioni già disponibili sul mercato: accumulo elettrochimico, sistemi di gestione energetica e pompe di calore industriali. L’azienda sta lavorando alla realizzazione del primo impianto di questo tipo in Italia in un contesto industriale, focalizzando l’attività sull’integrazione delle diverse componenti e sulla definizione dei modelli di gestione energetica.
Sul fronte delle pompe di calore industriali ad alta temperatura, Renovis ritiene che il mercato italiano possa raggiungere una maggiore maturità a partire dal 2027. L’azienda è in discussione con alcune imprese e ha già installato pompe di calore in vari siti; entro settembre è prevista l’installazione di una BESS da 40 megawattora a Brescia in un sito industriale. La combinazione calibrata di accumulo e pompe di calore, secondo Renovis, rappresenterà un passo decisivo nel percorso verso la decarbonizzazione e la stabilizzazione dei costi energetici per l’industria.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/renovis-punta-produrre-calore-energia-elettrica-gestita-tempo-AIRSObMD

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